Riquet à la Houppe

Riquet à la Houppe (écouter ou télécharger le livre audio au format mp3)
Charles Perrault (1697)
Traduction de Carlo Collodi (1875)

Il était une fois une reine, qui enfanta un fils si laid et si mal badigeonné, à mettre en doute pendant un certain temps s'il image de la bête, ou de Christian. Una peau, qui se trouvait présent à la naissance, dit pour sûr qu'il aurait eu l'esprit très: et a ajouté plus, que en faveur d'un don particulier, lui par son, pourrait transfuser dose égale de l'esprit et de l'intelligence dans cette personne, tous ceux qui avaient, che egli avesse amato sopra tutte le altre.

Questa cosa consolò un poco la povera Regina, la quale non poteva darsi pace di aver messo al mondo un brutto marmocchio a quel modo!

Il fatto egli è, che appena il fanciullo cominciò a spiccicar parola, disse delle cose molto aggiustate: e in tutto quello che faceva, mostrava un so che di così aggraziato, che piaceva e dava nel genio a tutti. Mi dimenticava di dire che egli nacque con un ciuffettino di capelli sulla testa: e per questo lo chiamarono Enrichetto dal ciuffo: perché Enrichetto era il suo nome di battesimo.

In capo a sette o otto anni, la Regina di uno Stato vicino partorì due bambine.

La prima, che venne al mondo, era più bella del Sole; e la Regina ne sentì un’allegrezza così grande, da far temere per la sua salute.

La stessa fata, che aveva assistito alla nascita di Enrichetto dal ciuffo, si trovò presente anche a quest’altra: e per moderare la gioia della Regina, le dichiarò che la piccola Principessa non avrebbe avuto neppur l’ombra dello spirito, per cui sarebbe stata tanto stupida, quanto era bella.

La Regina rimase molto male di questa cosa: ma pochi momenti dopo ebbe un altro dispiacere anche più grosso, nel vedere che la seconda figlia, che aveva partorito, era talmente brutta da fare paura.

Non vi disperate, dame”, le disse la fata, “la vostra figlia sarà ricompensata per un altro verso; essa avrà tanto spirito, da non avvedersi nemmeno della bellezza che non l’è toccata.

Dio voglia che sia così!”, répondit la reine, “ma non ci sarebbe modo di fare avere un po’ di spirito anche alla maggiore che è tanto bella?”

Per quanto allo spirito, ou Mme, io non ci posso far nulla”, disse la fata, “ma posso tutto per la parte della bellezza; e siccome non c’è cosa al mondo che non farei per vedervi contenta, così le concederò in dono la virtù di far diventare bella la persona che più sarà di suo genio.

A mano a mano che le due Principesse crescevano, crescevano con esse i loro pregi, fino al punto che non si parlava d’altro che della bellezza della più grande e dello spirito della minore.

È vero però che anche i loro difetti si facevano più vistosi, coll’andare in là degli anni. La minore imbruttiva a occhiate, e la maggiore diventava stupida un giorno più dell’altro, e non sapeva rispondere alle domande che le venivano fatte, o rispondeva delle giuccherie. Oltre a questo ell’era così smanierata e senza garbo né grazia, che non era buona di posare quattro vasi di porcellana sul camminetto senza romperne qualcuno, né d’accostarsi alla bocca un bicchier d’acqua senza versarselo mezzo sul vestito.

Sebbene la bellezza sia un gran vantaggio per una fanciulla, pure è un fatto che la sorella minore aveva sempre il disopra sull’altra, in società e in tutte le conversazioni.

Sul primo, tutti si voltavano dalla parte della più bella per vederla e ammirarla; ma dopo pochi minuti la lasciavano per andare da quella che aveva più spirito, a sentire le cose graziose che diceva: e faceva maraviglia di vedere come in meno di un quarto d’ora la maggiore non avesse più nessuno dintorno a sé, mentre tutti erano a far corona intorno alla sorella minore.

La maggiore, sebbene molto stupida, si avvide di questa cosa: e avrebbe dato volentieri tutta la sua bellezza, per avere la metà dello spirito della sorella.

La Regina, quantunque fosse prudente, non seppe stare dallo sgridarla piu volte delle sue grullerie: e questa cosa fece tanta pena alla povera Principessa, che si sentì come morire.

un jour, che era andata nel bosco a piangere la sua disgrazia, vide venirsi incontro un omiciattolo brutto e spiacente quanto mai, ma vestito con grandissima eleganza.

Era il giovane principe Enrichetto dal ciuffo, il quale innamoratosi di lei al solo vederne i ritratti che giravano per tutto il mondo, aveva abbandonato il regno di suo padre per avere il piacere di vederla e di parlarle.

Contentissimo di trovarla sola, si avvicinò a lei con tutto il rispetto e la gentilezza immaginabile. E avendo udito che essa era molto afflitta, dopo i soliti complimenti d’uso le disse:

Io non so comprendere, o Regina, come essendo voi così bella come siete, possiate essere triste come apparite; parce que, sebbene io possa vantarmi di aver veduto un’infinità di belle donne, posso dire di non averne vista una sola, la cui bellezza si avvicinasse alla vostra”.

A voi piace dir così!”, rispose la Principessa, e non disse altro.

“Beauté”, riprese Enrichetto dal ciuffo, “è un dono così grande, che deve compensare di tutto il resto; e quando la si possiede, non vedo nessun’altra cosa che possa recarci afflizione.

“Je voudrais”, rispose la Principessa, “essere brutta quanto voi e avere dello spirito; plutôt que de la beauté que je, et être un stupide comme elles sont.”

“Il n'y a rien, ou Mme, qui vous donne un signe de l'esprit, Comme la croyance de ne pas avoir: il est l'un de ces qualités, qui, par sa nature singulière, plus nous avons, et la plupart sont soupçonnés d'être absent.”

“Je ne sais rien à propos de ces choses”, disse la Principessa, “mais je sais que je suis un grand imbécile, et qui est la cause de la douleur, Je vais mourir.”

“Si ce n'est pas ce que vous tourmente, ou Mme, Je peux facilement mettre fin à votre douleur.”

“Et comment faire?”, disse la Principessa,

Io ho il potere”, disse Enrichetto dal ciuffo, “di trasfondere tutto lo spirito, che può desiderarsi, in quella persona che io dovrò amare sopra le altre; e siccome voi siete quella, così dipende da voi di possedere tanto spirito, quanto se ne può avere, solo che siate contenta di sposarmi.

La Principessa rimase come una statua, e non rispose sillaba.

Vedo bene”, rispose Enrichetto dal ciuffo, “che questa mia proposta non vi è andata punto a genio: e non me ne faccio nessuna meraviglia; ma vi lascio un anno intero, perché possiate prendere una risoluzione.

La Principessa aveva così poco spirito, e al tempo stesso sentiva tanta voglia di averne, che s’immaginò che la fine dell’anno non sarebbe arrivata mai, e così accettò la proposizione che le veniva fatta.

Appena ebbe promesso a Enrichetto dal ciuffo che dentro un anno e in quello stesso giorno l’avrebbe sposato, si sentì subito molto diversa da quella di prima; e provò una facilità incredibile a dire tutte le cose che voleva dire, e a dirle in un modo grazioso, spontaneo e naturale. Cominciò da questo momento a metter su una conversazione elegante e ben condotta con Enrichetto dal ciuffo, nella quale essa brillò con tanta vivacità, che a questi nacque il dubbio di averle dato più spirito di quello che se ne fosse serbato per sé.

Ritornata che fu al palazzo, la Corte non sapeva che pensare di un cambiamento così improvviso e straordinario; dappoiché, per quante sguaiataggini le avevano udito dire in passato, ora la sentivano dire altrettante cose spiritosissime e piene di buon senso.

Toute la cour fut ému de gaieté comme de ne pas figurarselo. Il était le plus jeune sœur, qui ne restent pas heureux, parce qu'ils n'avaient plus la haute main sur la plus grande de l'esprit, était maintenant à côté d'elle meschinissima la figure d'un singe.

Le roi a été guidé par son, et parfois allé prendre conseil dans son quartier.

La rumeur de ce changement ayant été dispersés autour, tous les jeunes princes des Etats voisins ont rivalisé pour obtenir d'être aimé, et presque tout le monde a demandé en mariage, mais ce n'était pas assez l'esprit qui avait, et c'était la même face à toutes les offres de mariage, sans s'engager avec n'importe quel.

Pendant ce temps, il a présenté un si puissant, si riche, et personne si drôle et agréable, qu'elle ne pouvait pas supporter le sentiment d'avoir une inclination pour lui.

Suo padre, qu'il avait avisé, lui a dit qu'elle a quitté sa maîtresse de choisir le marié à sa façon, et qu'il avait à faire est de faire connaître sa volonté.

E siccome accade che più uno ha dello spirito, e più si trova impensierito a pigliare una risoluzione stabile in certe faccende, essa, dopo aver ringraziato suo padre, domandò che le fosse dato un po’ di tempo per poterci pensar sopra.

E per caso andò a passeggiare in quel bosco dove aveva incontrato Enrichetto dal ciuffo, per avere il modo di pensare comodamente alla risoluzione da prendere.

Mentr’ella passeggiava tutt’immersa ne’ suoi pensieri sentì sotto i piedi un rumore sordo, come di molte persone che vadano e vengano, e si dieno un gran da fare.

Avendo teso l’orecchio con più attenzione, sentì qualcuno che diceva: “Passami codesta caldaia”; e un altro: “Metti della legna sul fuoco”.

La terra si aprì in quel momento, ed ella vide sotto i suoi piedi come una gran cucina piena di cuochi, di sguatteri e d’ogni sorta di gente necessaria per allestire una gran festa. E di lì uscì fuori una schiera di venti o trenta rosticcieri, che andarono a piantarsi in un viale del bosco, intorno a una lunghissima tavola, e tutti colla ghiotta in mano e colla coda di volpe sull’orecchio si posero a lavorare a tempo di musica, sul motivo di una graziosa canzone.

La Principessa, stupita di quello spettacolo, domandò loro per chi fossero in tanto lavorìo.

Lavoriamo”, rispose il capoccia della brigata, “per il signor Enrichetto dal ciuffo, che domani è sposo.

La Principessa, sempre più meravigliata, e ricordandosi a un tratto che un anno fa, e in quello stesso giorno, aveva promesso di sposare il principe Enrichetto dal ciuffo, credé di cascare dalle nuvole. La ragione della sua dimenticanza stava in questo che, quando promise, era sempre la solita stupida, e acquistando in seguito lo spirito che il Principe le aveva dato, non si ricordava più di tutte le sue grullerie.

Non aveva fatto ancora trenta passi, seguitando la sua passeggiata, che s’imbatté in Enrichetto dal ciuffo, il quale si faceva avanti tutto sgargiante e magnifico, come un Principe che vada a nozze.

Eccomi qui, dame”, egli disse, “puntuale alla mia parola: e non ho il minimo dubbio che voi siate venuta qui per mantenere la vostra, e per far di me, col dono della vostra mano, il mortale più felice di questa terra.

Vi confesserò francamente”, rispose la Principessa, “che su questa cosa non ho presa ancora nessuna risoluzione; e ho paura che, se dovrò prenderne una, non sarà mai quella che desiderate.

Voi mi fate stupire, ou Mme”, disse Enrichetto dal ciuffo.

Lo capisco”, disse la Principessa, “difatti mi troverei in un grandissimo impiccio, se avessi da fare con un uomo brutale e senza spirito. Una Principessa mi ha dato la sua parola, egli mi direbbe; e una volta che mi ha promesso, bisogna bene che mi sposi. Ma poiché la persona colla quale parlo, è la persona più spiritosa di questo mondo, così sono sicura che vorrà capacitarsi della ragione. Voi sapete che anche allora, quand’ero stupida, non sapevo risolvermi a doversi sposare; e vi par egli possibile che ora, dopo tutto lo spirito che mi avete dato, e che mi ha resa di più difficile contentatura, di quel che fossi prima, possa oggi prendere una risoluzione che non sono stata buona di prendere per il passato? Si vous vouliez me marier si, vous avez un grand tort de prendre loin de ma stupidité, et pour me faire ouvrir les yeux, car nous avons vu plus d'une fois.”

“Si un homme sans esprit”, rispose Enrichetto dal ciuffo, “serait bien reçu, selon ce que vous dites, lorsque le mot est venu à rinfacciarvi échec, ou parce que vous voulez que je ne devrais pas me prévaloir des mêmes moyens, d'une part, dans lequel repose le bonheur de toute ma vie? Semble t-il raisonnable qu'il devrait être l'esprit des gens dans un état pire que ceux qui n'ont pas? E potete pretenderlo voi? voi che ne avete tanto e che avete tanto desiderato di averne? Ma veniamo al sodo, se vi contentate. All’infuori della mia bruttezza, c’è forse in me qualche cosa che vi dispiaccia? Siete forse scontenta della mia nascita, del mio spirito, del mio carattere, delle mie maniere?”

Tutt’altro”, rispose la Principessa, “anzi, tutte le cose che avete nominate, sono appunto quelle che mi piacciono in voi.

Quand’è così”, rispose Enrichetto dal ciuffo, “sono felice, perché non sta che a voi a fare di me il più bello e il più grazioso degli uomini.

Ma come può accader questo?”, demanda la princesse.

“La façon dont il est facile”, rispose Enrichetto dal ciuffo. “Tant que tu m'aimes tellement, à souhaiter que cela se produise: et pour laquelle, ou Mme, il se pose sans aucun doute sur ce que je dis, savoir que la même fée, que le jour de ma naissance m'a donné le don de faire personne d'esprit que j'ai le plus apprécié était, il a donné à vous aussi de faire de belles homme qui aimera, et à qui vous voulez faire de ce génie et favoriser leur plein gré.”

“Si il est raconté comment l'”, disse la Principessa, “vi desidero con tutto il cuore che diventiate il Principe più simpatico e più bello del mondo, e per quanto è da me, ve ne faccio pienissimo dono.

La Principessa aveva appena finito di dire queste parole, che subito Enrichetto dal ciuffo apparve ai suoi occhi il più bell’uomo della terra, e il meglio formato, e il più amabile di quanti se ne fossero mai veduti.

Vogliono alcuni che questo cambiamento avvenisse non già per gl’incanti della fata, ma unicamente per merito dell’amore. E dicono che la Principessa, avendo ripensato meglio alla costanza del suo cuore e della sua mente, non vide più le deformità personali di lui, né la bruttezza del suo viso: talché il gobbo che egli aveva di dietro, le sembrò quella specie di rotondità e di floridezza d’aspetto di chi dà nell’ingrassare: e invece di vederlo zoppicare orribilmente, come aveva fatto fino allora, le parve che avesse un’andatura aggraziata e un po’ buttata su una parte, che le piaceva moltissimo. Fu detto fra le altre cose, che gli occhi di lui, che erano guerci, semblait la plus brillante; et il a fini par prendre les devants en ce que la mauvaise façon de regarder est le signe d'un amour violent: et que même le nez de l', grand et rouge comme une betterave, accennasse à quelque chose de grave et martial.

Le fait est que la princesse a promis, là sur le tambour, qui l'épouser, pour autant qu'il ait obtenu le consentement de son père le roi.

Il Re, ayant appris que sa fille avait beaucoup d'estime pour Riquet à la Houppe, che egli del resto conosceva per un Principe spiritosissimo e pieno di giudizio, lo accettò con piacere per suo genero.

Il giorno dipoi furono fatte le nozze, come Enrichetto dal ciuffo aveva preveduto, e a seconda degli ordini che egli medesimo aveva già dato da molto tempo prima.

 

Questa sembrerebbe una favola; eppure è una storia. Tutto ci par bello nella persona amata, anche i difetti: tutto ci par grazioso, anche le sguaiataggini.

La storia d’Enrichetto dal ciuffo è vecchia quanto il mondo.

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