El gato blanco

El gato blanco
Marie-Catherine d'Aulnoy (1698)
Traduzione di Carlo Collodi (1875)

Había una vez un rey que tenía tres hijos: tres piezas de los hombres jóvenes fuertes y valientes; y se le puso el temor de que quería tomar el trono antes de su muerte: más, que de acuerdo con ciertos rumores, Sus niños en todas partes tratando de ser partidario de apoderarse del reino.

El rey estaba empezando a ser un poco’ allí por años, pero siendo todavía verde del espíritu y de sus facultades mentales, No se sentía el punto de ceder a un lugar, ocupada por él con tal dignidad. pensó, por lo tanto,, que el mejor partido para vivir tranquila era mantenerlos dulce boca a fuerza de promesas, él siempre sabía que iba a decepcionar y frustrar.

Él los llamó a su gabinete, y después de hablar con el bien de varias cosas, Él saltó diciendo:

“Mis queridos hijos, voi converrete meco che la mia età avanzata non mi permette più di accudire agli affari di Stato con lo stesso impegno d’una volta; temo che i miei sudditi ne abbiano a risentire i danni, ed è per questo che ho deciso di mettere la corona sul capo a uno di voi tre. Peraltro è ben giusto che in compenso di un regalo simile, voi dobbiate cercare di compiacermi nel disegno, che oramai ho fatto, di ritirarmi in campagna. Mi pare che un canino vispo, fido, grazioso potrebbe tenermi un’ottima compagnia: così, senza stare a scegliere il figlio maggiore piuttosto del minore, io vi dichiaro che quello che di voi tre mi porterà il canino più bello, quello sarà il mio erede”.

I principi restarono sorpresi del capriccio del loro padre per un canino, ma i due minori vi trovarono il loro tornaconto ed accettarono con piacere la commissione di andare in cerca di un cane. Quanto al figlio maggiore, era troppo timido e troppo rispettoso per far valere i suoi diritti. Presero quindi congedo dal Re, il quale li fornì d’oro e di pietre preziose, soggiungendo che fra un anno, né più né meno, in quello stesso giorno e alla medesima ora, dovessero tornare a portargli ciascuno il suo canino.

Prima di mettersi in viaggio i tre fratelli andarono a un castello, discosto appena un miglio dalla città. Menarono seco gli amici e fecero gran baldoria, giurandosi tutti e tre amicizia eterna, e restando intesi che in questa faccenda avrebbero ciascuno tirato avanti per il fatto suo, senza gelosie e rancori, y que en cualquier caso el más afortunado siempre habría mantenido separados de los otros dos de su fortuna.

Y así se fueron, Después de instalarla en la parte posterior que se encontrarían en el mismo castillo, a continuación, todos ellos fueron juntos al Rey.

No querían con él ninguno, y cambiaron el nombre para evitar ser reconocido.

Cada uno tomó un camino diferente. Los dos tenían muchas más aventuras; pero yo sólo digo los del niño. El cual fue bastante, el estado de ánimo alegre y agradable, una hermosa cabeza, fisonomía Signorile, características regulares, unos dientes bonitos y una gran cantidad de destreza en todos esos ejercicios, que complementan la educación de un caballero. Cantó con gusto, Jugó el laúd y la guitarra de encantar, Él manejó la paleta, compitissimo fue corta, un caballero y un valor raya en la temeridad.

No pasaba día sin que los perros grandes compradas, pequeño, galgos, corridas de perros, caza, españoles, sin hogar. Si tenía una hermosa y ella se encuentra otra más bella, Se abandona el primero en mantener a la otra: porque sería imposible, como lo fue, menarsi de alrededor de treinta o cuarenta mil perros; y él no quería entrenar con él ninguno de los caballeros o servidores o páginas.

Caminó y caminó, sin siquiera saber a dónde iba, he aquí que una vez que se vio superado por la oscuridad, de truenos y un gran agua boca abajo en medio de un bosque, donde raccapezzava ya ni siquiera la forma en que tenía que hacer.

Tomó el primer camino que sucedió a sus pies, e dopo aver camminato un pezzo, poté scorgere un podi luce; e da questa si figurò che, non molto lontano, ci dovesse essere qualche casa, dove avrebbe potuto mettersi al coperto fino al giorno.

Guidato così da quella podi luce che vedeva, giunse alla porta di un castello, il più magnifico che si possa immaginare. La porta era d’oro, coperta di carbonchi, il cui bagliore limpido e smagliante illuminava tutti i dintorni.

E questa era la luce che il Principe aveva veduto di lontano. I muri erano di porcellana trasparente sulla quale, dipinta in colori, si vedeva la storia di tutte le fate dalla creazione del mondo in poi; né vi erano dimenticate le famose avventure di Pelle d’Asino, di Finetta, del Melarancio, di Graziosa, della Bella addormentata nel bosco, el verde Serpentina y un centenar de otras.

Se le dio gran placer reconocer el Príncipe Elfo, porque fue su tío utilizar Bretaña.

La lluvia y la temporada frenética, surgió el deseo de permanecer más tiempo en un solo lugar, donde ella se estaba bañando todo, hasta los huesos, por no hablar de que, cuando se produjo el reflejo brillante de ántrax, No podías aquí para allá.

Volvió la puerta de oro, y vi uno pegado en la parte inferior de nudillo carne de venado en una pequeña cadena a través de diamante: y no podía sino estar en el temor, no a causa de la magnificencia de esa articulación de la campana, En cuanto a la fuerte confianza con la que vivían en ese edificio.

“Porqué Es Eso”, Qué dijo, “che ci vorrebbe per i ladri a staccare la catenella e portar via i carbonchi? Sarebbe il vero modo di diventar ricchi una volta per tutte.

Tirò lo zampetto di capriolo: subito sentì suonare una campanella, che allo squillo gli parve d’oro o d’argento. Di lì a un minuto la porta si aprì, senza che egli potesse veder altro che una dozzina di mani per aria, ciascuna delle quali teneva una fiaccola accesa. A quella vista restò così intontito, che non sapeva risolversi a entrare, quando sentì altre mani, che lo spingevano per dietro, e anche con una certa tal qual violenza. Egli entrò là dentro a malincuore, e per ogni buon fine e rispetto portò la mano all’impugnatura della spada: quand’ecco, che traversando un vestibolo, tutto incrostato di porfido e di lapislazzuli, sentì due voci angeliche che cantavano così:

 

Delle man.,che vedete
Non vi prenda sospetto
Ché sotto questo tetto
Non c’é da temer nulla.
Se non le seducenti
Grazie di un bel visino;
Caso che il vostro cuore
Non voglia rimaner schiavo d’amore.

Egli non poté immaginarsi che lo invitassero con tanta buona grazia, per fargli poi un brutto tiro: por lo cual, sentendosi sospinto verso una gran porta di corallo, che si aprì al suo avvicinarsi, entrò in una gran sala, tutta di madreperla; e quindi passò in altre sale ornate in mille maniere differenti e così ricche di pitture e di marmi preziosi, da farlo restare sbalordito.

Migliaia e migliaia di lumi, che dal soffitto arrivavano fino a terra, illuminavano altri quartieri; anche questi pieni di lampadari, di luci a riflesso e di ventole gremite di candele. Per farla corta, era una tal maraviglia da crederla un sogno.

Dopo aver traversato una fila di sessanta stanze, le mani che lo guidavano lo fecero fermare, ed esso vide una poltrona grande e molto comoda, che si accostò da sé sola al camminetto. In quel mentre il fuoco si accese: e le mani che gli sembravano bellissime, bianche, piccole, bofficette e ben proporzionate, cominciarono a spogliarlo: perché, com’ho detto poco fa, era tutto fradicio mézzo e c’era il caso di fargli prendere un’infreddatura. Gli fu presentato senza che egli vedesse alcuno, una camicia così bella, che era proprio una camicia da sposi, insieme a una veste da camera, di stoffa trapunta d’oro e ricamata di piccoli smeraldi, che formavano degli arabeschi e delle cifre. Le mani, senza corpo, gli avvicinarono una toeletta, che era una vera maraviglia: e lo pettinarono con tanta leggerezza e con tanta maestria, che rimase contentissimo. Poi lo rivestirono tutto, non coi panni di lui, ma con gli altri abiti molto più belli. Egli stava ammirando, senza fiatare, tutto quello che accadeva sotto i suoi occhi, e di tanto in tanto aveva qualche brivido di paura, che non poteva vincere a nessun costo.

Quando l’ebbero incipriato, pettinato, profumato, vestito in gala, e fatto più bello d’un amore, le solite mani lo condussero in una sala magnifica per i mobili e per le dorature. In giro alle pareti si vedeva la storia dei gatti più famosi. Rodilardo appiccato pei piedi, nel Consiglio dei Topi: il Gatto cogli stivali, marchese di Carabà: il Gatto scrivano: il Gatto cambiato in donna, i Sorci mutati in gatti: il Sabbato e tutte le sue stregherie; insomma non c’era cosa più originale di questi quadri.

La tavola era apparecchiata, con sopra due posate e due tovagliolini, ciascuno dei quali col suo laccetto d’oro: la dispensa faceva restare a bocca aperta per la quantità di vasi di cristallo di monte e di altre pietre preziose. Il Principe non sapeva per chi fossero quelle due posate, quando vide alcuni gatti che andavano a pigliar posto in una piccola orchestra fatta apposta per loro: uno portava un libro pieno di capperi e di note le più strane del mondo: un altro teneva in mano un quaderno arrotolato, per battere il tempo: gli altri avevano delle piccole chitarre.

Tutt’a un tratto, ciascuno di essi cominciò a miagolare in diversi toni e a grattare coll’unghie le corde della chitarra. Il Principe avrebbe quasi creduto di esser capitato all’inferno, se non gli fosse parso che il palazzo fosse troppo meraviglioso per dar motivo a simili sospetti: e non potendo far altro, si tappava gli orecchi e si buttava via dalle risate, a vedere i gesti e le boccacce di quei musicanti di una razza nuova.

Mentre stava pensando alle tante cose che gli erano accadute in questo castello, vide entrare una figurina non più alta di mezzo braccio. Questa specie di bambolina era coperta dalla testa ai piedi da un lungo velo di crespo nero. L’accompagnavano due gatti, anch’essi abbrunati, col mantello e la spada al fianco. E dietro a loro, un numeroso corteggio di gatti, che portavano trappole e gabbie piene di sorci e di topi.

Il Principe era fuori di sé dallo stupore, e non sapeva che cosa pensare. Intanto la bambolina si avvicinò e si tolse il velo: sicché egli poté vedere la più bella gattina, fra quante ce ne furono e ce ne saranno mai. Ella appariva molto giovine e molto afflitta: e faceva un miagolìo così dolce e così carino, che andava proprio al cuore. Ella disse al Principe:

Figlio di Re, tu sei il benvenuto. La mia miagolante maestà ti vede con piacere”.

Signora Gatta”, disse il principevoi siete molto buona a farmi sì cortese accoglienza; ma voi non mi avete l’aria di essere una bestiolina come tutte le altre: il dono della parola e il bel castello che possedete, ne sono una prova lampante.

Figlio di Re”, riprese la Gatta, “por favor, non mi dire dei complimenti. Io sono semplice di modi e di parole: ma ho un buon cuore. mente!” continuò ellasi serva subito in tavola; e i musicanti tacciano, perché tanto il Principe non intende nulla di quello che dicono.

Dicono forse qualche cosa?”, domandò egli.

Ma sicuro”, ella soggiunse, “perché qui ci sono dei letterati, che hanno moltissimo spirito: e se resterete un poco fra noi, ve ne persuaderete facilmente.

Basta sentirvi discorrere, per crederlo subito”, disse il Principe con molta galanteria, “ed è per questo, o signora, che io vi stimo una gatta veramente singolare.

Fu portata la cena: la quale era servita da quelle stesse mani, appartenenti a corpi invisibili. Si rifecero dal mettere in tavola due pasticci: uno di piccioncini e l’altro di sorci grassi come ortolani. La vista di quest’ultimo pasticcio fece perdere al Principe la voglia di assaggiare il primo; per il sospetto che tutti e due fossero stati cucinati dallo stesso cuoco, e con le medesime rigaglie: ma la gattina, vedendogli far boccuccia, indovinò la sua idea e lo accertò che la sua cucina era fatta a parte, e che poteva mangiare tranquillamente le pietanze, che gli avessero messo dinanzi, senza scrupolo di trovarci dentro o topi o sorci.

Il Principe non se lo fece dire due volte, persuaso che la bella Gattina non poteva avere nessun motivo per dargli ad intendere una cosa per un’altra. E mentre mangiava gli venne fatto notare che ella aveva un piccolo ritratto in avorio, attaccato a una zampa, e gli fece specie. La pregò se avesse voluto mostrarglielo, credendo che fosse il ritratto di padron Buricchio. Ma rimase oltremodo stupito nel vedere che era un giovine così bello, da non credere che la natura n’avesse formato un altro compagno: e il ritratto somigliava tanto a lui, che se gliel’avessero dipinto apposta, non poteva esser più vero e più parlante. Ella sospirò: e facendosi anche più trista, serbò un profondo silenzio. Il Principe capì che ci doveva esser sotto qualche cosa di misterioso e di straordinario, ma non ebbe cuore di chiedere spiegazioni, per paura di far dispiacere alla Gatta e di affliggerla più che mai. Egli le parlò di tutte le novità che sapeva, e la trovò istruttissima degl’interessi delle case principesche e di tutti i fatti che accadevano nel mondo.

Alzati da cena, la Gatta Bianca invitò il suo ospite a voler passare in una gran sala, dove c’era un teatro sul quale davano un balletto dodici gatti e dodici scimmie. Gli uni erano vestiti da mori, le altre da chinesi. È facile immaginarsi i salti e le capriole che facevano, e i graffi e le zampate che di tanto in tanto si scambiavano fra loro.

La serata finì così. Gatta Bianca dette la buona notte al suo ospite: e le mani, che l’avevano condotto fin lì, lo ripresero e lo menarono in un quartiere, che era tutto differente da quello che aveva visto. Poteva dirsi più elegante che magnifico: ed era tappezzato, di cima in fondo, di ali di farfalle, i cui variati colori formavano mille fiori diversi. Vi erano pure delle penne di uccelli rarissimi, e che forse non si sono veduti altro che in quel luogo. I letti erano di velo, e ornati con bellissimi fiocchi di nastro; e dappertutto grandi specchi, che andavano dall’impiantito al soffitto, e messi dentro a cornici cesellate d’oro e che rappresentavano migliaia e migliaia di piccoli amorini.

Il Principe entrò a letto senza fare una parola, perché era impossibile attaccare un podi conversazione colle mani che lo servivano. Dormì poco e fu svegliato da un rumore confuso. Le mani, lì pronte, lo tirarono subito fuori del letto e gli messero addosso un vestito da caccia. Dette un’occhiata giù, nella corte del castello, e vide più di cinquecento gatti, dei quali alcuni tenevano i levrieri al guinzaglio, e gli altri suonavano il corno. Era una gran festa: Gatta Bianca andava alla caccia, e voleva che il Principe fosse della partita. Le solite mani, addette al suo servizio, gli presentarono un cavallo di legno, che correva a briglia sciolta e che sapeva andare al passo, che era uno stupore. Egli stintignava un poco a montarci sopra, dicendo che era quasi lo stesso che fargli fare la figura di cavaliere errante come Don Chisciotte: ma la sua mala voglia gli giovò poco: si trovò messo di peso sul cavallo di legno, il quale aveva una gualdrappa e una sella a ricami d’oro e di diamanti. Gatta Bianca cavalcava uno scimmiotto, il più bello e il più fiero che si potesse mai vedere; essa aveva lasciato il suo gran velo e portava in testa un berretto da amazzone, che le dava una cert’aria di spavalderia, che metteva paura a tutti i sorci del vicinato. Non c’è stata mai un’altra caccia divertente come quella: i gatti correvano più dei conigli e delle lepri: e così, quando chiappavano qualche animale, Gatta Bianca voleva che lo mangiassero dinanzi a lei, e questa cosa dava luogo a mille giuochi piacevolissimi di agilità e di destrezza. E nemmeno gli uccelli, dal canto loro, erano sicuri: perché i gattini s’arrampicavano su per gli alberi: e il bravo scimmiotto portava Gatta Bianca fin dentro ai nidi dell’Aquile, perché disponesse a piacer suo delle piccole Altezze aquiline.

Finita la caccia, ella prese un corno lungo un dito, ma che mandava un suono così chiaro e sfogato, da farsi sentire benissimo alla distanza di cento miglia. Quand’ebbe fatti due o tre squilli di corno, si vide circondata da tutti i gatti del paese: alcuni arrivarono per aria, portati in cocchio: altri venivano per acqua, dentro le barche: insomma era uno spettacolo non mai veduto. Quasi tutti erano vestiti in diversi modi. Gatta Bianca, accompagnata da questo pomposo corteggio, ritornò al palazzo e pregò il Principe a venirvi anche lui. Egli gradì l’invito, sebbene tutto questo gattaio gli sapesse un potroppo di sabbato e di stregheria, e la Gatta parlante gli paresse più strana e più inconcepibile di tutto il resto.

Appena entrata nel palazzo, le portarono il suo velo nero. Cenò col Principe, il quale aveva una fame che parevano due, e mangiò per quattro. Furono portati dei liquori, che egli gustò volentieri, ma che gli fecero dimenticare, lì per lì, il canino che doveva portare al Re. Da quel momento in poi non aveva altro pensiero che stare a miagolare con Gatta Bianca: o, come chi dicesse, a tenerle buona e fidata compagnia: tutti i giorni passarono in feste piacevoli, ora alla pesca, ora alla caccia: eppoi balli, tornei e altri spassi, che lo divertivano moltissimo. Spesso e volentieri la bella Gatta faceva dei versi e delle canzonette in uno stile così appassionato, da far capire che aveva il cuore sensibile e che certe cose non si sanno dire, senza essere innamorati: ma il suo segretario, che era un vecchio soriano, aveva una mano di scritto così brutta, che sebbene le opere di lei sieno state conservate, oggi è impossibile leggerle e raccapezzarvi dentro qualche cosa.

Il Principe si era scordato di tutto, perfino del suo paese. Le solite mani, rammentate tante volte, continuavano a servirlo. Qualche volta si pentiva di non essere un gatto, per poter passare tutta la vita in così amabile compagniaPovero me!”, diceva egli a Gatta Bianca, “come sarei disperato se dovessi lasciarvi; vi amo tanto! o diventate donna, o fatemi diventare un gatto!” Ella pigliava in chiasso queste parole, e gli dava delle risposte così ambigue e sibilline, da non ricavarci un numero.

Un anno passa presto, in ispecie quando non si hanno né seccature né pensieri: e quando si sta bene di salute e ci manca il tempo per potersi annoiare. Gatta Bianca sapeva il giorno in cui egli doveva tornare a casa, e perché egli non ci pensava più, credé ben fatto ricordarglielo.

Sai tu”, ella dijo, “che ti restano tre giorni solamente, per cercare il canino tanto desiderato da tuo padre, e che i tuoi fratelli ne hanno trovati dei bellissimi?”

Il Principe ritornò in sé, e maravigliandosi della sua negligenza: “Per quale incantesimo piacevole” dicho “ho potuto scordarmi di una cosa, che mi stava a cuore al disopra di tutte le altre? Ce ne va della mia gloria e della mia fortuna. Dove troverò un canino, proprio come ci vuole, per guadagnare un Regno, e un cavallo così scappatore da arrivare in tempo?”.

E incominciò a inquietarsi e a mettersi di cattivo umore.

Gatta Bianca, con una vocina carezzevole, Dijo: “Figlio di Re, non ti dare alla disperazione: io sono fra i tuoi buoni amici: puoi trattenerti qui ancora un giorno, perché sebbene da qui al tuo paese ci sieno più di duemila miglia, il bravo cavallo di legno ti ci porterà in meno di dodici ore”.

“gracias, mia bella Gatta”, dijo el Príncipe, “peraltro non mi basta di tornare da mio padre, ma bisogna che gli porti anche un canino.

Tieni”, gli disse Gatta Bianca, “eccoti una ghianda, dove ce ne troverai dentro uno assai più bello della stessa canicola.

“Via, vía, signora Gatta”, dijo el Príncipe, “Vostra Maestà si piglia giuoco di me.

Avvicina la ghianda all’orecchio”, ella soggiunse, “e lo sentirai abbaiare.

Esso obbedì; e sentì subito il canino che faceva: bu! bu! Il Principe saltava dalla contentezza: perché un canino, che può entrare in una ghianda, bisogna che sia piccino davvero. Egli voleva aprirla, perché si struggeva di vederlo; ma Gatta Bianca gli disse che per la strada avrebbe potuto sentir freddo e che era meglio aspettare che fosse dinanzi al Re suo padre. El príncipe le dio las gracias mil veces y luego el otro: y ella le dio una despedida que venía del corazón. “juro”, agregó “Es que los días pasaron como un rayo; querer o no, Lo siento dejarte; y mientras que usted está aquí el soberano, y los gatos que no más serán cortejo ingenioso y valiente de nuestra, No lo hice experto en invitarle a venir conmigo.”

La Gatta, esta propuesta, Él respondió con un profundo suspiro. dejaron. El príncipe llegó en el primer lugar, donde co’ sus hermanos se habían fijado la reunión. Después de un tiempo, los otros llegaron y se sorprendieron al ver un caballo de madera, que caracollava mejores que los de las escuelas de equitación.

El príncipe se reunió con ellos: si abbracciarono ripetutamente e si raccontarono le avventure dei loro viaggi: ma il nostro Principe non disse tutta la verità circa a quanto gli era accaduto, e mostrò ai fratelli un canucciaccio mezzo spelacchiato, dicendo che gli era parso così grazioso, che aveva pensato di portarlo a suo padre.

Per quanto si volessero bene tra fratelli e fratelli, nondimeno i due maggiori sentirono un gran piacere della cattiva scelta fatta dal minore; e perché erano a tavola, si davano di nascosto nel piede, come per dire che da lui non avevano nulla da temere.

Il giorno dopo partirono tutti e tre insieme, nella medesima carrozza. I due figli maggiori del Re avevano in alcuni panieri dei canini così belli e così delicati, che pareva non si dovessero toccare, per paura di sciuparli. Il minore aveva il suo cane spelacchiato, così inzaccherato di mota, che nessuno lo voleva accosto. Appena arrivati al palazzo, tutti furono loro dintorno per dargli il ben tornato: quindi passarono nelle stanze del Re. Esso non sapeva in favore di chi decidersi, perché i due cani presentati dai suoi figli maggiori erano pari a bellezza: e già i due fratelli si disputavano il vantaggio della successione al trono, quando ecco che il Principe trovò il mezzo di metterli d’accordo, cavando fuori di tasca la ghianda, che Gatta Bianca gli aveva dato. Apertala in presenza di tutti, ciascuno poté vedere un canino, accovacciato nel cotone, il quale sarebbe passato attraverso a un anello da dito, senza nemmeno toccarlo. Il Principe lo posò in terra, ed egli si mise a ballare la sarabanda con accompagnamento di nacchere e con tanta grazia e leggerezza, come non avrebbe saputo far meglio, la più celebre ballerina spagnuola. Esso era di mille colori, tutti diversi, e il pellame e gli orecchi gli toccavano terra.

Il Re rimase un po’ masculino, perché era proprio impossibile trovar da ridire qualche cosa sulla bellezza di quel cagnolino. A ogni modo egli non aveva punta voglia di disfarsi della sua corona: ogni rosone di essa gli era mille volte più caro di tutti i cani dell’universo. Disse dunque ai suoi figliuoli di essere arcicontento di tutto quello che avevano fatto: ma siccome eran riusciti così bene nella prima prova, voleva avere un altro saggio della loro abilità, prima di mantenere la parola data; per cui dava loro tempo un anno a cercargli una pezza di tela così fine e sottile, da passar tutta dalla cruna di un ago, di quelli da ricamo. Tutti e tre sentirono male la cosa di doversi rifar da capo a cercare. I due principi, i cui cani erano meno belli di quello del fratello minore, si rassegnarono. Ognuno se n’andò per il suo viaggio e senza perdersi in tante tenerezze come la prima volta, perché il bel cagnolino era stato cagione di un certo raffreddamento fra loro.

Il nostro Principe rimontò sul suo cavallo, e senza curarsi di altri aiuti, all’infuori di quelli che poteva attendere dalla Gatta Bianca, partì alla gran carriera e ritornò al castello, dov’ella gli aveva fatto così buon viso e lieta accoglienza.

Trovò che tutte le porte erano spalancate e le mura risplendenti per centomila fiaccole accese, che facevano un effetto meraviglioso. Le solite mani, che l’avevano servito sempre con tanta puntualità, gli si fecero incontro: e presa la briglia del bravo cavallo di legno, lo portarono alla scuderia, mentre il Principe si avviava verso la camera di Gatta Bianca.

Ella stava coricata dentro a una piccola cestina sopra un guanciale di seta, bianca come la neve. La sua pettinatura era un potrascurata e la fisonomia abbattuta e trista: ma appena visto il Principe, fece mille salti e mille sgambetti, per fargli intendere la gioia che provava.

Per quante ragioni avessi per credere al tuo ritorno”, diss'ella, “ti confesso, o figlio di Re, che ci contavo assai poco: per il solito sono così disgraziata nemiei desideri, che questa volta mi par proprio di aver avuto una vera fortuna.

El Príncipe, in ricambio, le fece mille carezze: e le raccontò l’esito del suo viaggio, che forse ella già sapeva meglio di lui; e venne a dire come qualmente il Re voleva una pezza di tela che potesse passare dalla cruna d’un ago; che questa cosa a lui gli pareva impossibile, ma che a ogni modo voleva tentarla, ripromettendosi miracoli dalla buona amicizia e dall’aiuto di lei. Gatta Bianca, pigliando una cert’aria di serietà, rispose che non era una faccenda da darsene pensiero: que, para la buena suerte, aveva nel suo castello delle Gatte che filavano benissimo: che essa pure vi avrebbe messo lo zampino, per mandare avanti il lavoro; in una parola che egli poteva starsene tranquillo, e che avrebbe trovato lì quello che cercava, hay necesidad de ir a la girellone mundo.

En ese momento aparecieron las manos, que llevó antorchas: y el príncipe de ir detrás de ellos, junto con Gatta Bianca, Entró en una magnífica terraza cubierta, que llevó a lo largo de un gran río, en el que se quemaron fuegos de artificio hermosa. Tenían que quemar cuatro gatos, lo que se hizo en un proceso con todas las reglas. Se les acusó de haber comido el asado preparado para la cena Gatta Bianca, su queso y su leche: y de conspirar contra su persona real junto con Martafaccio y el Ermitaño, ratones famosos fuera del país y encarceladas por esta causa también de La-Fontaine, escritor digno de fe; pero, con todo esto, se sabía que en el proceso no había habido muchos pasteles, y que casi todos los testigos habían tomado el bocado. El hecho es, que el príncipe ganó para ellos la gracia: y los fuegos de artificio no quemados ninguno: y cohetes y molinetes de esa manera, ¿no lo nunca visto.

Después de los fuegos artificiales de la cena fue cargada, que el príncipe sabía mucho más de molinetes y cohetes, porque tenía hambre como un lobo, por la razón de que su caballo de madera había hecho esforzarse mucho, como lo fue en tren, y aún más. Los días pasaron y se parecían: partes de la mañana a la noche, y siempre diferente, con el que el ingenioso Gatta Bianca mantuvo su alegre invitados: y tal vez hubo otro mortal, que es tan divertido, teniendo con él otra compañía que la de los gatos.

Gli è vero che Gatta Bianca aveva uno spirito grazioso, seducente e adattato a ogni cosa; ella ne sapeva più di quel che è lecito saperne a un gatto: e il Principe molte volte ne rimaneva stupito.

“No”, esso le diceva, “le meraviglie che mi vien fatto di notare in voi, non sono punto naturali: se voi mi amate davvero, carissima Micina, ditemi per quale miracolo pensate e parlate con tanta finezza di buon senso, da rendervi degna di sedere fra i begl’ingegni delle più celebrate Accademie.

Finiscila con queste domande, figlio di Re”, ella dijo, “a me non è lecito risponderti: tu puoi almanaccare quanto ti pare e piace: padronissimo! Ti basti soltanto sapere che avrò sempre per te una zampina col guanto di velluto: e che ogni cosa che ti riguarda sarà come se fosse una cosa mia.

Questo second’anno passò, sin addarsene, come il primo. Il Principe non aveva tempo di desiderare un oggetto, che le solite mani, sempre pronte, glielo portavano subito: sia che si trattasse di libri, di gemme, di quadri, di medaglie antiche: insomma egli non doveva far altro che dire: “voglio il tal bigiù, che è nel gabinetto intimo del Mogol o del Re di Persia, o la tale statua di Corinto o di Greciache subito vedeva comparirsi davanti ciò che desiderava, senza sapere né chi gliel’avesse portata, né di dove venisse. Ecco una virtù magica, che ha le sue attrattive e che, non foss’altro per passatempo, ci farebbe nascere la voglia di diventare i padroni dei più bei tesori della terra.

Gatta Bianca, che non perdeva mai d’occhio gl’interessi del Principe, lo avvertì che il tempo della sua partenza si avvicinava e che poteva stare tranquillo in quanto alla pezza di tela tanto desiderata, perché essa gliene aveva tessuta una maravigliosa: aggiungendo che questa volta voleva regalargli un equipaggio degno di lui. E senza dargli tempo di rispondere, l’obbligò a guardar giù nel cortile del castello. Y allí, infatti, vi era una carrozza scoperta, tutta d’oro smaltato, color fuoco, con mille imprese galanti dipinte sopra, che facevano piacere agli occhi e alla mente. V’erano attaccati quattro per quattro, dodici cavalli bianchi come la neve, carichi di gualdrappe di velluto rosso fiammante, ricamate a diamanti e guarnite di fibbie e di piastrelle d’oro. La carrozza era foderata dentro colla stessa magnificenza ed aveva un seguito d’altre cento carrozze a otto cavalli, tutte piene di signori di grande apparenza e splendidamente vestiti. V’era di scorta un reggimento di mille guardie del corpo, le cui uniformi erano così coperte di ricami e di alamari, che il panno non si distingueva più: e la cosa singolare era questa: che il ritratto della Gatta Bianca si vedeva da per tutto, sugli stemmi della carrozza, sull’uniforme delle guardie, e perfino attaccato con un nastro all’occhiello dell’abito dei cortigiani, come la insegna di un nuovo ordine cavalleresco, di cui essa gli avesse onorati.

Ora parti pure”, diss’ella al Principe, “e presentati al Re tuo padre in codest’arnese abbagliante; e che la tua magnificenza da gran signore lo metta in suggezione tanto da non aver cuore di ricusarti il trono che ti sei meritato. Eccoti una noce: guarda bene di non schiacciarla, finché non sarai alla presenza di lui: dentro ci troverai la pezza di tela, che m’hai domandata.

Graziosa Bianchina”, respondió, “vi giuro che sono talmente preso dalle vostre gentilezze per me, que, se foste contenta, preferirei di passar la mia vita con voi, a tutte le grandezzate che mi aspettano fuori di qui.

Figlio di Re”, ella soggiunse, “io credo alla bontà del tuo cuore, merce rara fra i Principi: perché essi vogliono essere amati da tutti, e non amar nessuno. Ma tu sei l’eccezione della regola. Io ti tengo conto del bene che dimostri di volere a una Gattina Bianca, la quale in fondo in fondo, non è buona ad altro che a prender topi.

Il Principe le baciò la zampetta e partì.

Se già non si sapesse come il cavallo di legno gli avesse fatto fare duemila miglia in meno di quarantott’ore, ora si stenterebbe a credere la gran furia che messe per arrivare in tempo. Se non che la stessa potenza che animava il cavallo di legno, spronò talmente anche gli altri, che non restarono per la strada più di ventiquattr’ore. Non fecero neppure una fermata, finché non furono giunti dal Re, dove già i due fratelli maggiori si trovavano: que, non vedendo arrivare il fratello minore, gongolavano del suo ritardo e bisbigliavano fra loro sottovoce: “Questa è una bazza per noi: o è morto o è malato: e così avremo un rivale di meno, nella successione al trono”.

Senza perder tempo spiegarono le loro tele, le quali, a dir la verità, erano tanto fini, da passar dalla cruna di un ago grosso: ma per in quanto alla cruna di un ago sottile, era inutile parlarne; y el Rey, tutto contento di aver trovato questo attaccagnolo, mostrò loro l’ago che egli aveva prescelto e che per ordine suo i magistrati avevano recato dal Tesoro della città, dov’era stato gelosamente custodito. Nacque un gran diverbio: e tutti vollero dire la sua.

Gli amici dePrincipi, e segnatamente quelli del maggiore, la cui tela senza dubbio era la più bella, sostenevano che il Re aveva messo fuori una gretola, dove c’era mescolata molta dose di furberia e di malafede. finalmente, per troncare ogni pettegolezzo, si sentì per la città il rumore allegro e cadenzato di una fanfara di trombe, timballi e clarinetti: era il nostro Principe, che arrivava col suo splendido corteggio. Il Re e i suoi due figli fecero tanto d’occhio alla vista di uno spettacolo così sorprendente.

Appena ebbe salutato rispettosamente il padre suo e abbracciati i fratelli, cavò fuori da una scatola, tutta incrostata di rubini, la noce: e la schiacciò. Egli si aspettava di trovarci la pezza di tela, tanto decantata: ma invece c’era una nocciuola; schiacciò anche questa, e rimase stupito di trovarci dentro un nocciolo di ciliegia. Tutti si guardarono in viso: il Re se la rideva sotto i baffi e si divertiva alle spalle del figlio, il quale era stato tanto baccello da credere di poter portare una pezza di tela dentro a una noce; ma perché non ci doveva credere, quando già gli era stato dato un canino che entrava tutto in una ghianda? Egli schiacciò anche il nocciolo di ciliegia, il quale era tutto pieno della sua mandorlina. Allora cominciò per la sala un gran bisbiglìo: e non si sentiva altro che questo ritornello: “Il Principe cadetto l’hanno preso a godere!…”. Egli non rispose nulla alle insolenti freddure dei cortigiani. Aprì in mezzo la mandorlina, e ci trovò un chicco di miglio. ¡Ay! allora poi, per dir la verità, cominciò anch’esso a dubitare e masticò fra i denti, “Ah! Gatta Bianca, Gatta Bianca, tu me l’hai fatta!…” In questo punto sentì sulla mano un’unghiata di gatto, che lo graffiò così bene da fargli uscire il sangue. Egli non sapeva se quell’unghiata fosse per dargli coraggio o per consigliarlo a smettere: a ogni modo aprì il chicco di miglio, e lo stupore di tutti non fu piccolo davvero quando ne tirò fuori una pezza di tela di mille metri così meravigliosa, che c’erano dipinti sopra ogni maniera d’uccelli, di pesci, di animali, con gli alberi, i frutti e le piante della terra, gli scogli, le rarità e le conchiglie del mare, il sole, la luna, le stelle, gli astri e i pianeti del cielo. E c’erano anche i ritratti dei Re e dei Sovrani che regnavano allora nel mondo: e quelli delle loro mogli, dei figliuoli e di tutti i loro sudditi, senza che vi fossero dimenticati i più infimi, fra gli straccioni e gli sbarazzini di strada. Ciascuno, nel suo stato, rappresentava il personaggio che doveva rappresentare, ed era vestito alla foggia del suo paese.

Quando il Re ebbe visto questa pezza di tela, si fece bianco in viso, come s’era fatto rosso il Principe, nel mentre che la cercava. Tanto il Re che i due Principi maggiori serbavano un cupo silenzio, sebbene a più riprese si trovassero forzati a dire che in tutto quanto il mondo non c’era un’altra cosa, che potesse agguagliarsi alla bellezza e alla rarità di questa tela.

Il Re lasciò andare un gran sospiro e voltandosi asuoi figli, disse loro: “Non potete figurarvi la mia consolazione, nel vedere la deferenza che avete per me: io desidero dunque che vi mettiate a una novella prova. Andate a viaggiare ancora un anno, e colui che in capo all’anno menerà seco la più bella fanciulla, quello la sposerà e sarà incoronato Re il giorno stesso delle sue nozze; perché, después de todo, è una necessità che il mio successore abbia moglie: e faccio giuro e prometto che questa volta sarà l’ultima e non manderò più per le lunghe la ricompensa promessa”.

Questa qui, a guardarla bene, era una ingiustizia bella e buona a carico del nostro Principe. Il cagnolino e la pezza di tela, invece di un regno, ne meritavano dieci; ma il Principe aveva un carattere così ben fatto, che non volle mettersi in urto col padre suo: e senza rifiatare, rimontò in carrozza e via. Il suo corteggio lo seguì, ed egli tornò dalla sua cara Gatta Bianca. Ella sapeva il giorno e il minuto che doveva arrivare; per tutta la strada c’era la fiorita e mille bracieri con sostanze odorose fumavano fuori e dentro al castello. Essa se ne stava seduta sopra un tappeto di Persia, sotto un baldacchino di broccato d’oro in una galleria, dalla quale poteva vederlo ritornare. Fu ricevuto dalle solite mani, che l’avevano sempre servito. Tutti i gatti si arrampicarono su per le grondaie, per dargli il ben tornato, con un miagolio da straziare gli orecchi.

“Bueno, figlio di Re”, ella dijo, “eccoti tornato qui, e senza corona.

“Señora”, respondió, “la vostra buona grazia mi aveva messo in caso di guadagnarmela: ma ho capito che il Re avrebbe più dispiacere a disfarsene di quello che io avessi gusto a possederla.

“No importa”, ella soggiunse, “non bisogna trascurar nulla per meritarla; io ti aiuterò anche questa volta, e poiché bisogna che tu meni alla corte di tuo padre una bella fanciulla, penserò io a cercartene una che ti faccia vincere il premio: intanto divertiamoci, ed è per questo che ho ordinato un combattimento navale fra i miei gatti e i terribili topi del paese. I miei gatti si troveranno un poimpappinati nei loro movimenti, perché hanno paura dell’acqua; ma senza di questo, essi avrebbero troppo il disopra: y, per quanto si può, bisogna cercare di bilanciare le forze.

Il Principe ammirò la prudenza della signora Micina: le fece i suoi mirallegri e andò con essa sopra una gran terrazza che dava sul mare,

I vascelli dei gatti consistevano in grandi pezzi di sughero, sui quali vogavano abbastanza comodamente. I topi avevan riuniti e legati insieme molti gusci d’ovo e questi erano le loro navi. Il combattimento fu accanito e crudele: i topi si buttavano nell’acqua e nuotavano con più maestria dei gatti: e così ben più di venti volte si trovarono a essere vincitori e vinti: ma Minagorbio, ammiraglio della flotta gattesca, ridusse l’armata topina all’ultima disperazione, e si mangiò con molto gusto il generale della flotta nemica, che era un vecchio topo di grande esperienza, il quale aveva fatto per tre volte il giro del mondo sopra grossi vascelli dove egli non era né capitano, né marinaio, ma semplice leccalardo.

Gatta Bianca non volle che quei poveri disgraziati fossero interamente distrutti. Essa aveva politica e pensava che se in paese non ci fossero più stati né topi né sorci, i suoi sudditi sarebbero vissuti in un ozio, che poteva alla lunga diventare pericoloso,

Il Principe passò anche quest’anno, come i due precedenti, andando a caccia, alla pesca e giuocando: perché bisogna sapere che Gatta Bianca era bravissima al giuoco degli scacchi. Egli, di tanto in tanto, non poteva stare dal farle delle domande incalzanti, per arrivare a scuoprire per qual miracolo ella avesse il dono di poter parlare. E avrebbe voluto sapere se era una fata, e se fosse stata cambiata in gatta, al seguito di una metamorfosi: ma siccome non c’era caso che ella dicesse mai quello che non voleva dire, così rispondeva sempre quel tanto che voleva rispondere, e dava delle risposte tronche e senza significato, ragione per cui egli dové persuadersi che Gatta Bianca non voleva metterlo a parte del suo segreto.

Non c’è una cosa che passi tanto presto, quanto i giorni felici: e se la Gatta Bianca non fosse stata lei a darsi il pensiero di tenere a mente il tempo preciso di far ritorno alla Corte, non c’è dubbio che il Principe se lo sarebbe dimenticato bene e meglio. Alla vigilia della partenza ella lo avvertì che dipendeva da lui, se avesse voluto menar seco una delle più belle principesse del mondo; che era giunta finalmente l’ora di distruggere il fatale incantesimo ordito dalle fate e che per questo bisognava che egli si risolvesse a tagliar a lei la testa e la coda, e a gettarle subito sul fuoco.

“Yo?”, esclamò, “Bianchina! mi amor! e sarò io tanto spietato da uccidervi? Ah! vedo bene che volete mettere il mio cuore alla prova: ma siate pur certa che esso non è capace di mancare alla amicizia e alla riconoscenza che vi deve,”

“No, figlio di Re”, continuó, “io non sospetto in te nemmeno l’ombra dell’ingratitudine; ti conosco troppo: ma non sta né a me né a te a regolare in questo caso i nostri destini: fai quello che ti dico e saremo felici. Sulla mia parola di gatta onorata e perbene, ti farò vedere che ti sono amica…”

Al solo pensiero di dover tagliare la testa alla sua Gattina, tanto carina e graziosa, il giovane Principe sentì venirsi per due o tre volte le lacrime agli occhi. Disse tutto quel più che seppe dire di affettuoso, per essere dispensato, ma essa, intestata, rispondeva che voleva morire per le sue mani; e che questo era l’unico mezzo per impedire ai fratelli di lui d’impadronirsi della corona: en breve, insisté tanto e poi tanto, che alla fine egli tirò fuori la spada e con mano tremante tagliò la testa e la coda della sua buona amica. In quel punto stesso si trovò presente alla più bella metamorfosi che si possa immaginare. Il corpo di Gatta Bianca cominciò a ingrandire e tutt’a un tratto diventò una fanciulla: meraviglia da non potersi descrivere a parole, e unica forse al mondo. I suoi occhi rubavano i cuori, e la sua dolcezza li teneva legati: la sua figura era maestosa, l’aspetto nobile e modesto, lo spirito seducente, le maniere cortesi: e per dir tutto in una parola, ell’era al disopra di tutto ciò che vi può essere di amabile e di grazioso sulla terra.

El Príncipe, a vederla, rimase preso da un grande stupore: ma da uno stupore così piacevole, che credette di essere incantato. Non poteva spiccar parola: pareva che gli occhi non gli bastassero per guardarla, e la lingua legata non trovava il verso di esprimere la sua meraviglia; la quale si accrebbe di mille doppi, quand’egli vide entrare una folla straordinaria di dame e di cavalieri, colla loro brava pelle di gatto o di gatta, gettata sulle spalle, che andavano a prosternarsi ai piedi della Regina, e a darle segno della loro gioia per vederla tornata nel suo primo stato naturale.

Essa li ricevé con tutta quella bontà, che rivelava l’eccellente pasta del suo cuore e del suo carattere, e dopo essersi trattenuta un poco con essi, ordinò che la lasciassero sola col Principe, al quale parlò così:

Non vi mettete in capo, señor, che io sia stata sempre gatta: e che la mia nascita sia oscura fra gli uomini. Mio padre era Re e padrone di sei regni. Egli amava teneramente mia madre, e la lasciava liberissima di fare tutto ciò che le passava per la mente, La passione dominante di mia madre era quella di viaggiare: por lo cual, sebbene incinta di me, intraprese una gita per andare a vedere una montagna, della quale aveva sentito dire cose dell’altro mondo. E mentr’era per via, le fu detto che lì in quepressi c’era un castello di fate, il più bello fra quanti se ne conoscevano; o almeno creduto tale per una antichissima tradizione; perché non essendovi mai entrato nessuno, non potevasi giudicarne che dal di fuori: ma la cosa che si sapeva per certo era questa, che le fate avevano nel loro giardino certe frutta così delicate e saporite, come non se ne sono mangiate mai. Ecco subito che alla Regina mia madre nacque una gran voglia di assaggiarle, e si avviò verso quella parte. Giunse alla porta di questo magnifico palazzo, tutto risplendente d’oro e di azzurro: ma bussò inutilmente. Non comparve anima viva: si sarebbe detto che erano tutti morti. Quest’indugi servivano a farle crescere la voglia; sicché mandò in cerca di scale per iscavalcare i muri del giardino; e la cosa sarebbe riuscita bene, se i muri non si fossero alzati lì per lì, e senza vedere una mano che ci lavorasse. Si prese allora il ripiego di mettere le scale le une sulle altre! ma finirono di fracassarsi sotto il peso di quelli che ci salivano sopra, que, cadendo giù, rimanevano morti o stroppiati.

La Regina era disperata.

Vedeva i grandi alberi carichi di frutta, che essa credeva deliziose, e voleva cavarsene la voglia, o morire: y por qué, fece rizzare dinanzi al castello parecchie tende signorili e di gran lusso, e vi si trattenne sei settimane con tutta la sua Corte. Non dormiva né mangiava più: non faceva altro che sospirare, parlando sempre della frutta del giardino inaccessibile, finché si ammalò, senza trovare chi potesse sollevarla del suo male, perché le inesorabili fate non si fecero mai vedere, dopo che ella si era attendata in vicinanza del loro castello. Tutti i suoi uffiziali si affliggevano dimolto: que no se sentían que las lágrimas y suspiros de todos los lados, mientras que la reina pidió morir de frutas a los que sirvieron, pero no quería que las otras especies, a excepción de los que se les negó. una noche, mientras estaba medio adormilado, abrió los ojos y se despertó vio un poco decrépito viejo y feo como el pecado, sentado en una silla junto a la cama de la cama. Se maravilló de que sus damas habían permitido pasar a un extraño en su dormitorio; cuando dijo:

“Nos parece que Su Majestad es muy indiscreta, de paridad de distancia a querer comer a la fuerza nuestra fruta; sino porque es la mitad de su vida preciosa, Mis hermanas y yo consentirán a muchos dartene, cuántos puede tomar, todo el tiempo que estarás aquí: con una condición: a la condición que nos hace un regalo”.

“Ah! Mi buena abuela”, -Gritó la Reina, “preguntar y preguntar! Estoy listo para dar mi reino, mi corazón, mi alma, siempre que me lleva el deseo de su fruta: Ellos parecer caro a cualquier precio.”

“queremos”, diss'ella, “que su Majestad nos dan la hija que alberga en la mama. Cuando nace, Vamos a venir a buscarlo y vamos a criar: no hay virtud, la belleza o la sabiduría, que no puede conseguir a través de nosotros, en una palabra, será nuestra hija y con gusto: pero me entienden bien: Su Majestad no volverá a verla hasta el día en que va a estar casado. Si el acuerdo que les guste, Voy a sanar rápidamente, menandoti Pomari aquí en nuestro jardín: no importa que anochezca; verás lo suficientemente, iscegliere para la fruta como desee. Se il patto non ti va, buona notte, signora Regina e scappo a letto.

Per quanto sia dura la legge che m’imponete”, respondió la Reina, “l’accetto piuttosto che morire, perché è più che certo che mi rimane appena un giorno di vita, e morendo io, la figlia mia morirebbe con me. Guaritemi, sapiente fata”, ella seguitò a diree non mi fate perdere nemmeno un minuto per arrivare al godimento della grazia che mi avete fatta.

La fata la toccò con una bacchettina d’oro, diciendo: “Che la tua Maestà sia libera da tutti i mali, che la tengono inchiodata nel letto”. A queste parole le parve di trovarsi alleggerita da una veste di piombo, pesante e dura, che le toglieva il respiro, e che in certi punti sentiva pesarla anche di più, perché forse era lì la sede del male. Fece chiamare tutte le sue dame e disse loro, con viso sorridente, che stava benissimo, che si voleva levar subito, che finalmente le porte del castello, serrate a chiavistello, e a doppia mandata, si sarebbero aperte per lei, perché potesse mangiare le belle frutta del giardino e portarne via con sé, quante ne avesse volute.

Fra tutte quelle dame, non ce ne fu una sola la quale non sospettasse che la Regina fosse caduta in delirio, e che in quel momento sognasse a occhi aperti le frutta tanto desiderate: por lo cual, invece di risponderle a tono, si misero a piangere e fecero svegliare tutti i medici, perché venissero a vederla. Quest’indugio faceva inquietare la Regina, la quale domandava i suoi vestiti, e nessuno si muoveva; y llegó hasta el punto de que acabó dejando que aprovechar la rabieta y se puso roja como una cereza. Algunos eran cuidado en decir que era debido a la fiebre: pero los médicos, Finalmente estamos llegamos, y después de haber probado la muñeca y sin las ceremonias habituales de uso, que no podían prescindir de estado que estaba de vuelta en la más perfecta salud. Sus mujeres accortesi de cangrejo seco que habían tomado demasiado celo, Ellos trataron de reparar el mal hecho, vestirse de pies a cabeza en un instante. Ellos pidieron perdón: todo estaba arreglado: y se apresuró a seguir la vieja hada que había estado esperando desde entonces.

Entró en el edificio, donde nada faltaba para ser el edificio más bello del mundo: “y usted, señor, penerete no lo crea”, soggiunse Gatta Bianca, “quando vi avrò detto che è quello stesso, dove oggi io e voi ci troviamo”.

Due altre fate, un po’ meno vecchie di quella che conduceva mia madre, vennero a riceverla alla porta e le fecero un’accoglienza, che pareva proprio una festa. Essa le pregò di menarla subito nel giardino e precisamente a quelle spalliere, dove avrebbe potuto trovare i frutti migliori. “Sono tutti buoni nello stesso modo”, risposero le fate, “e se non fosse che tu vuoi cavarti il gusto di coglierli colle tue mani, noi non avremmo da fare altro che chiamarli e farteli venire fin qui!” “¡Ay! ve ne supplico, signore mie”, esclamò la Reginafate che io abbia la contentezza di vedere una cosa così meravigliosa e fuori dell’usuale.” El mayor de los dos no se pone un dedo en la boca e hizo tres silbidos: entonces él gritó “albaricoques, duraznos, noches, prugnole, pere, poponi, mascadella de uva, mi, naranjas, limones, grosella, fresas, frambuesas, correr todo a mi disposición!”. “Pero”, la Reina comentó, “CODEST fruta están todos en diferentes estaciones del año!” “En nuestro jardín no es tan”, respondieron, “siempre tenemos todo tipo de frutos de la tierra: siempre es bueno, más maduro, y que nunca van mal.”

Mientras tanto, el fruto llegó, rodante, trepando sobre la otra, sin mezcla y sin ensuciarse; por lo que la Reina, que se derrita en el deseo levarsene, allí, saltó sobre, y la primera que pasó bajo los zócalos de mano. No come: pero él golf.

Cuando estaba lleno hasta la garganta, Se pidió a las hadas a dejarla ir de nuevo a, per poterle scegliere coll’occhio prima di coglierle. “de buena gana”, risposero le fate, “ma rammentate la promessa che avete fatta: ormai non c’è più tempo per tornare indietro.” “Io son così persuasa”, ella riprese a dire, “che qui da voi si faccia una vita d’oro e mi pare che questo palazzo sia tanto bello, che se non fosse per il gran bene che voglio al Re mio marito, mi metterei d’accordo per restarci anch’io: vedete dunque se è mai possibile che io possa pentirmi di quel che ho detto.

Le destino, tutte contente da non si credere, le apersero i loro giardini e i recinti più appartati; e tanto essa ci si trovò bene, che vi si trattenne tre giorni e tre notti, senza allontanarsi di lì un minuto. Fece una gran provvista di frutta e ne colse quante ne poté cogliere: e perché sapeva che non andavano a male, ne fece caricare quattromila muli che condusse seco. Al dono delle frutta le fate vollero aggiungere quello dei corbelli e delle ceste d’oro, d’un lavoro finissimo che pareva fatto col fiato: le promisero che mi avrebbero allevata da Principessa, come io era, che mi avrebbero data un’educazione perfetta, e a suo tempo scelto uno sposo. Le dissero di più che ella sarebbe stata avvertita del giorno delle nozze, e che contavano sul sicuro che non sarebbe mancata.

Il Re fu lieto del ritorno della Regina e tutta la Corte le dimostrò la sua gioia. Ogni giorno erano balli, mascherate, tornei e feste, dove le frutta portate dalla Regina venivano distribuite, come un regalo prelibato. Il Re stesso le preferiva a ogni altra cosa. Esso non sapeva nulla del patto che la Regina aveva combinato colle fate, e le domandava in quali paesi era stata per trovare di quelle delizie. Essa ora rispondeva che le aveva trovate sopra un’alta montagna, quasi inaccessibile: ora che nascevano in vallate: e qualche volta inventava che crescevano in un giardino o in mezzo a una gran foresta. Il Re non sapeva spiegarsi tante contraddizioni. Interrogava coloro che l’avevano accompagnata, ma questi non osavano fiatare per avere avuto la proibizione di dire una sola mezza parola su questa avventura. Alla fine la Regina, inquieta della promessa fatta alle fate e vedendo avvicinarsi il tempo del parto, fu presa da un gran mal umore: non faceva altro che sospirare e si struggeva a vista, come una candela. Il Re se ne impensierì, e incominciò a insistere colla Regina, per sapere la cagione della sua gran tristezza: e batti oggi, batti domani, finalmente essa gli raccontò tutto quello che era passato fra lei e le fate e com’essa avesse promesso loro la figlia che stava per mettere alla luce.

“Ven!”, exclamó el Rey, “noi non abbiamo figliuoli: voi sapete quanto io li desideri, e per la gola di mangiare due o tre mele, siete stata capace di promettere vostra figlia? Bisogna proprio dire che non mi volete un filo di bene.E lì cominciò a farle dei rimproveri e ne disse tante e tante, che la mia povera madre fu quasi per morir di dolore. E come se questo fosse poco, la fece chiudere in una torre e messe delle guardie dappertutto perché non potesser barattar parola con anima viva, all’infuori degli uffiziali destinati a servirla: e volle che fossero cambiate tutte quelle persone del servizio che l’avevano accompagnata al castello delle fate.

Quest’urto fra il Re e la Regina gettò in Corte una gran costernazione. Ciascuno riponeva i suoi abiti di gala per vestirne dei più adattati all’afflizione generale. Dal canto suo il Re si mostrava inesorabile: non volle più vedere sua moglie: e appena fui nata, mi fece portare nel suo palazzo per esservi allevata, mentre mia madre era sempre in prigione e nel massimo squallore. Peraltro le fate non ignoravano quello che accadeva: e se la presero molto a male e volevano avermi a tutti i costi, perché mi riguardavano come cosa loro, e stimavano che il ritenermi in Corte fosse lo stesso che commettere un furto a loro danno. Prima di pigliarsi una vendetta coi fiocchi e proporzionata al loro dispetto, esse mandarono al Re una celebre ambasceria per ammonirlo a ridare la libertà alla Regina e a riammetterla nelle sue buone grazie, e per pregarlo al tempo stesso di consegnar me ai loro ambasciatori. E questi ambasciatori erano nani schifosi e di una figura così stronca e piccina, che non ebbero nemmeno la sorte di poter capacitare il Re delle loro ragioni. Egli li messe fuori dell’uscio senza tanti complimenti, e se non facevano presto a scappare, chi lo sa come sarebbe finita.

Quando le fate seppero il contegno di mio padre, presero una bizza da non si credere: e dopo aver mandato nei sei regni tutti i malanni immaginabili, vi scatenarono un drago orribile, il quale sputava veleno per tutto dove passava; mangiava bestie e cristiani, e soltanto col fiato faceva seccare tutti gli alberi e tutte le piante.

Il Re era disperato. Si consultò con tutti i savi dello Stato per trovare il modo di liberare i suoi sudditi da tante sciagure, dalle quali erano tribolati. Chi gli suggerì di mandare a cercare per tutto il mondo i migliori medici e i rimedi più accreditati: altri invece lo consigliava a promettere la grazia della vita a tutti i condannati a morte, a patto che andassero a combattere il drago. Al Re piacque il consiglio, e lo accettò: ma non ne ricavò nessun vantaggio, perché la mortalità infieriva di bene in meglio, e quanti andavano contro il drago, erano tutti divorati vivi: sicché non gli rimase altro ripiego, che ricorrere a una fata, che lo aveva avuto sempre sotto la sua protezione fin da ragazzo. Essa era vecchia decrepita e non si levava quasi più dal letto: andò a casa di lei e le fece mille rimproveri perché lo lasciava tartassare a quel modo dal destino, senza venire in suo aiuto.

Come volete voi che io faccia?”, gli diss’ella, “voi avete inasprite le mie sorelle; esse hanno tanto potere, como yo, e non c’è caso che fra noi ci si dia addosso. Pensate piuttosto a rabbonirle, dando loro la vostra figlia: questa Principessina è cosa loro. Voi avete chiuso la Regina in un buco di prigione: che vi ha ella fatto quella donna così amabile, per essere trattata tanto male? mente, da bravo: mantenete la promessa di vostra moglie, e allora vi pioverà addosso ogni felicità.

Il Re, mio padre, mi voleva un gran bene: ma non vedendo altro verso per salvare i suoi regni e per liberarsi dal drago fatale, finì col dire alla sua amica che s’era convinto delle buone ragioni e che non aveva più difficoltà a darmi in mano alle fate, tanto più che essa lo assicurava che sarei stata accarezzata e allevata da Principessa, par mio; che avrebbe ripresa con sé la Regina e che la fata non aveva da far altro che dirgli a chi doveva consegnarmi, perché io fossi portata al castello delle fate.

Bisogna portarla”, Ella le respondió:, “sulla montagna dei fiori: e voi potete trattenervi lì, a una cierta distancia, para asistir a las festividades que se realizarán.”

El Rey dice que el plazo de ocho días que iba a ir junto con la Reina; y ella puede ser que también le avise a sus hermanas, para la preparación de lo que querían hacer.

Volviendo al palacio que fuera, Él envió a tomar la reina con tanto cuidado y tanta pompa, cuánto fue la rabia con la que había hecho prisionero. Era tan abatido y golpeado, que el Rey hubiera trabajado para reconocer, si su corazón no había dicho que era la misma persona en otros tiempos tan querido por él. Las lágrimas en los ojos pidieron que se olvide de los grandes dolores que habían causado, diciendo que iban a ser la primera y la última. Ella respondió que si era merecido, per l’imprudenza di aver promesso la figlia alle fate: e che in quel tempo non aveva altra scusa, se non lo stato interessante in cui si trovava. Alla fine il Re le palesò la sua intenzione, che era quella di consegnarmi in mano alle fate; ma la Regina, per la sua parte, si oppose. Era proprio il caso di dire che il diavolo ci aveva messo le corna, e che io doveva essere il pomo della discordia fra mio padre e mia madre. Quando ebbe pianto e singhiozzato ben bene senza ottener nulla (perché mio padre ne vedeva le funeste conseguenze e i nostri sudditi continuavano a morire a branchi, come se fossero responsabili degli errori della nostra famiglia), diceva dunque che quando mia madre ebbe pianto e singhiozzato ben bene, Renunció y estuvo de acuerdo en todo y que prepara los preparativos para la ceremonia de la entrega.

Me colocaron en una cuna de nácar, adornado con toda la galantería que el arte puede imaginar. Eran guirnaldas de flores y guirnaldas, vuelve: y las flores eran piedras preciosas, cuya varios colores, el reflejo del sol, Ellos brillaron por lo que le hacía daño a los ojos. La magnificencia de mi ropa superado, si se puede decir, la cuna: todos los cordones de mis bandas se hicieron de grandes perlas. Veinticuatro princesas me llevaron en una especie de camilla liviana; su peinado toda la ordinaria, pero no se le había permitido usar colores distintos del blanco, como para aludir a mi inocencia. Todo el pueblo de la Corte, alineado a la orden y poder, acompañé.

Mientras subía la montaña se escuchó una sinfonía melodiosa, que se acercaban; hasta que apareció a las hadas en el número de treinta y seis; Ore que tenían sus buenos amigos que podrían participar en la fiesta. Cada estaba sentado en una concha mayor que el de Venus, cuando salió del mar; y pares de caballitos de mar, que no estaban acostumbrados a caminar sobre el suelo, Ellos los están reuniendo esos desagradables edad con tanta pompa, como si fueran los más grandes reinas del universo.

Trajeron una rama de olivo, para significar al Rey que su presentación había hallado gracia delante de ellos: y cuando yo había tomado en el cuello, eran tantos y su toque, que parecía no tener otra pasión, pero para ser feliz.

el dragón, che aveva servito a vendicarle contro mio padre, veniva dietro di loro, attaccato con una catena tutta di diamanti. Esse mi abballottarono fra le loro braccia, mi fecero mille carezze, mi dotarono d’ogni ben di Dio: e quindi incominciarono la ridda delle streghe. È un ballo molto allegro: né c’è da figurarsi i salti e gli sgambetti che fecero quelle vecchie zittellone: dopo di che il drago, che aveva mangiato tanta gente, si avvicinò strisciando per terra. Le tre fate, alle quali mia madre mi aveva promesso, vi si sedettero sopra, misero la mia culla fra di loro, e toccato il drago con una bacchetta, questo spiegò le sue grand’ali fatte a scaglia, più sottili del crespo finissimo e variopinte di mille bizzarri colori.

Fu in questo modo che le fate tornarono al loro castello. Mia madre vedendomi per aria sulla groppa del drago, non poté trattenersi dal mandare altissime grida. Il Re la consolò col dire che dalla fata sua amica era stato assicurato che non mi sarebbe accaduto nulla di male, e che anzi si sarebbe avuto di me la stessa cura, come se fossi rimasta nel mio proprio palazzo. Ella si dette pace, sebbene fosse per lei una grande afflizione quella di dovermi perdere per sì lungo tempo e per cagion sua: tanto è vero che, se non fosse stata presa dalla voglia di assaggiare i frutti del giardino, io sarei cresciuta nel regno di mio padre e non avrei avuto tutti i dispiaceri, che mi resta ancora da raccontarvi.

Sappiate dunque, figlio di Re, che le mie custodi avevano fabbricata apposta una torre, nella quale vi erano molti begli appartamenti per tutte le stagioni; mobili magnifici, libri piacevolissimi, ma nemmeno una porta; sicché bisognava entrare dalle finestre, le quali erano a tanta altezza da far venire il capogiro. Sopra la torre si trovava un bel giardino ornato di fiori, di fontane e di pergolati di verzura, che riparavano dai bollori della canicola. In questo luogo le fate mi allevavano con tali cure, da sorpassare quanto avevano promesso alla Regina. I miei vestiti erano tagliati secondo il gusto della moda: e tanto ricchi e magnifici che, vedendomi, si sarebbe creduto che io fossi in giorno di nozze.

Le fate m’insegnarono tutte quelle cose, che si addicevano alla mia età e alla mia nascita; né io davo loro molto da fare, perché avevo la facilità d’imparare alla prima. La dolcezza del mio carattere le aveva innamorate: e perché io non aveva mai veduto nessun altro, Quiero decir muy bien que me hubiera quedado en silencio en ese estado durante el resto de la vida.

Siempre fueron para ver, montado en el famoso dragón que sabes: Ellos nunca recordaron ni el rey ni la reina; y ya que me llamaron a su hija, Pensé que realmente sea. Para que puedan disfrutar me habían dado un perro y un loro, quien tenía el don de la palabra y habló como dos abogados. En la torre había nadie más conmigo.

Un lado de esta torre fue fabricado en un intervalo muy respaldado la carretera y cubierto de árboles; de manera que desde el día en que estaba encerrado allí nunca había visto un pase alma. Pero un día, siendo la ventana a charlar con el perro y con el loro, Me pareció oír algo de ruido: guardai da tutte le parti e finalmente mi venne fatto di vedere un giovine cavaliere, che si era fermato per ascoltare la nostra conversazione. Io non avevo veduto altri uomini, altro che dipinti, sicché non mi dispiaceva punto quest’occasione altrettanto propizia quanto inaspettata. Senza pensare alle mille miglia al pericolo che andava unito alla soddisfazione di ammirare un oggetto così piacevole, mi spenzolai in fuori per vederlo meglio; e più lo guardavo e più ci pigliavo gusto. Egli mi fece una gran riverenza, fissò i suoi occhi su me e mi parve che si stillasse il cervello per trovare il modo di potermi parlare; perché la mia finestra era altissima ed egli aveva paura di essere scoperto, sapendo bene che io mi trovavo nel giardino delle fate.

Il sole calò tutt’a un tratto: o per dir la cosa come sta, si fece notte senza che ce ne avvedessimo; per due o tre volte egli si portò il corno alla bocca e mi rallegrò con qualche suonatina; poi se ne andò, senza che io potessi vedere nemmeno che strada pigliasse, tanto la notte era buia. Io rimasi come estatica, e non provai più il solito piacere a far conversazione col mio cane e col mio pappagallo. Essi mi dicevano le cose più carine del mondo, perché le bestie fatate sono piene di spirito, ma io avevo la testa chi sa dove, né conoscevo punto l’arte di simulare. Il pappagallo se ne accorse: ma furbo com’era, non fece trapelar nulla di quello che rimuginava per il capo.

Fui puntuale a levarmi col sole: corsi alla finestra e fu per me una gratissima sorpresa quella di vedere il giovine cavaliere a piè della torre. Egli vestiva un abito magnifico: e in questo suo lusso mi lusingai di averci un podi merito anch’io, e colsi nel segno. Egli mi parlò con una specie di tromba, o, come chi dicesse, con un portavoce, e mi disse che essendo stato fin allora indifferente a tutte le bellezze che aveva vedute, ora si sentiva tutt’a un tratto ferito talmente dalla mia, da non sapere quel che sarebbe di lui, se non potesse vedermi tutti i giorni. Questo complimento mi fece un gran piacere, e fui dolentissima di non potergli rispondere, perché mi sarebbe toccato a gridar forte e col rischio di essere sentita prima dalle fate, che da lui. Avevo in mano dei fiori: e glieli gettai; egli gradì il picciol dono come un favore insigne: li baciò più volte e mi ringraziò. Mi chiese quindi se sarei contenta che egli venisse tutti i giorni e alla stess’ora sotto la mia finestra, e se io volessi essere tanto cortese da gettargli qualche cosa. Io aveva un anello di turchine: me lo levai lesta lesta dal dito e glielo buttai con molta fretta, facendogli segno di andarsene come il vento. E la ragione era che dall’altra parte avevo sentito la fata Violenta che, a cavallo al drago, veniva a portarmi la colazione.

El primero que dijo de entrar en mi habitación, Estas palabras fueron: “Puedo oler la voz de un hombre: búsqueda, drago!”. Imagínese si yo era la sangre en las venas! Estaba más muerto que vivo por temor a que el dragón, a través de la otra ventana, no comenzaría a seguir después de que el piloto para los que ya sentía una media pasión. “realmente”, diss'io, “Mi buena madre (porque la vieja hada quería así que llamé su nombre), Realmente creo que parece que disculparse por celiare, diciendo que huele a la voz de un hombre: tal vez que la voz tiene un olor? Y a pesar de que tenían, los que queremos que sea la erupción de arrisicarsi para subir en la parte superior de esta torre?”

“bien dicho, mi hija, así decirlo”, ella respondió, “y estoy contento de oír usted piensa tan pálido. Capisco anch’io che dev’essere l’odio che sento per tutti gli uomini, quello che mi fa crederli vicini anche quando sono lontani.

Mi diede la colazione e la rocca; poi soggiunse:

Quando avrai finito di mangiare, mettiti lì e fila; ieri non facesti nulla: e le mie sorelle se l’hanno per male”. Difatto il giorno innanzi ero stata tanto occupata col cavaliere sconosciuto, che non toccai né la rocca né il fuso.

Appena se ne fu ita, gettai via la rocca con una specie di dispetto e montai su in cima alla torre, per vedere più lontano che fosse possibile. Avevo con me un eccellente canocchiale: nulla all’intorno m’impediva la vista: ero padrona di voltarmi e di guardare da tutte le parti, quand’ecco che mi venne fatto di scoprire il mio cavaliere in vetta a una montagna. Egli si riposava sotto un ricco padiglione di broccato d’oro ed era circondato da una numerosissima Corte. Pensai subito che dovesse essere il figlio di qualche Re, vicino al palazzo delle fate. E perché avevo paura che tornando egli sotto la torre potesse essere scoperto dal terribile drago, così andai a prendere il mio pappagallo e gli ordinai di volare in cima a quella montagna, dove avrebbe trovato quel cavaliere che aveva parlato con me, al quale doveva dire da parte mia di non tornare sotto le finestre a motivo che, da quanto m’ero accorta, le fate stavano con tanto d’occhi e gli potevano fare un brutto scherzo.

Il pappagallo compì la sua commissione da vero pappagallo di spirito. Rimasero tutti stupiti di vederlo venire ad ali spiegate e posarsi sulla spalla del Principe per parlargli sotto voce all’orecchio. Il Principe gradì per un verso l’ambasciata: e per un altro verso gli dispiacque. La cura che mi pigliavo di lui, faceva bene al suo cuore; ma tutte le difficoltà che incontrava per potermi parlare lo disanimavano, senza distoglierlo peraltro dal disegno che egli aveva fatto di piacermi. Rivolse cento domande al pappagallo: e il pappagallo, curioso di sua natura, ne fece altrettante a lui. Il Re gli dette per me un anello in cambio di quello colla turchina: e anche il suo era una turchina, ma molto più bella della mia: era tagliata a cuore e contornata di brillanti. “» giusto”, agregó, “Yo te trato como un embajador. Aquí está un regalo mi retrato; pero no le hizo ver a nadie, de que su querida ama.” Y que lo diga, Atacó el retrato bajo el ala del loro, que trajo en sus picos el anillo que tenía para mí.

Yo estaba esperando el regreso de mi mensajería verde, con una impaciencia que nunca había intentado. Me dijo que la persona, de la que había enviado, Fue un gran Rey; lo que un golpe de bienvenida habían hecho: que no podía vivir sin mí: y aunque había un gran peligro para venir bajo mi torre, Podría estar seguro de que estaba preparado para cualquier cosa, en lugar de renunciar a verme. Estas cosas messero en mí un gran malestar; y empecé a llorar como un bebé. Pappagallo e il canino Titì s’ingegnavano di farmi coraggio, perché mi volevano un gran bene. Quindi Pappagallo mi presentò l’anello del Principe, e mi fece vedere il ritratto. Confesso che non ho sentito mai tanta consolazione, quanta n’ebbi nel considerare da vicino e sotto gli occhi colui che non avevo veduto altro che da lontano. Mi parve anche più grazioso che non mi fosse parso dapprima; e cento pensieri, parte piacevoli e parte tristi, mi si affollarono nel capo e m’entrò nel sangue un’irrequietezza straordinaria. Le fate vennero a trovarmi e se ne accorsero. Esse dissero fra loro che senza dubbio io doveva annoiarmi e che bisognava cercarmi uno sposo della loro razza. Ne nominarono diversi: ma si fermarono sul piccolo Re Migonetto, il cui regno era cinquecentomila miglia distante di lì, ma questo non era un ostacolo serio. Pappagallo sentì questo bel fissato, e venendo subito a rifischiarmelo, mi disse: “Mi fareste proprio pietà, cara padrona, se vi toccasse per marito il Re Migonetto: egli è un fagotto di panni sudici da far paura: il Re, che voi amate, non lo piglierebbe nemmeno per suo Tira-stivali”. “Di ', Pappagallo, e tu l’hai visto?” “Se l’ho visto?”, agregó, “figuratevi che sono stato allevato sopra un ramo insieme a lui.” “Come sopra un ramo?”, domandai io. “Sissignora! perché bisogna sapere che egli ha i piedi di Aquilotto.

Quei discorsi mi fecero un gran male. Guardavo il bel ritratto del Re, e pensavo che egli non lo aveva regalato a Pappagallo se non perché io lo potessi vedere: y cuando la he comparado con el de Migonetto me caer los brazos y en lugar de casarse con el mono sentía como si me deje morir.

No cierre un ojo en toda la noche. Loro y Titi me mantuvieron un poco’ compañía. Un día me quedé dormido: pero el canino, que tenía una buena nariz, oyó que el rey estaba abajo en la parte inferior de la torre. Se despertó y dijo loro: “Apuesto a que ya existe bajo es el rey”. loro respondió: “Chetati, mouthy! ¿Por qué siempre con los ojos abiertos y los oídos a agarrar aire? Siento que el otro una pequeña siesta?”. “todavía”, Insistió en el buen perro, “Apuesto a que hay.” “Y te digo que No existe”, Él respondió el loro, “¿No soy yo quien estaba prohibido venir aquí por la princesa?” “Una bella proibizione davvero!”, gridò il canino, “un uomo che ama non consulta che il suo cuore.E nel dir così cominciò a strapazzargli con tanta poca grazia le ali, che Pappagallo perse i cocci sul serio. Gli urli di tutti e due mi svegliarono: e saputo il motivo del battibecco non corsi, no, ma volai alla finestra: e vidi il Re che mi stendeva le braccia e col mezzo del portavoce mi disse non poter più vivere senza di me, e mi scongiurava per ora a fare in modo o di venir via dalla torre o di farci entrare anche lui, chiamando in testimonio tutti gli Dei dell’Olimpo che mi avrebbe sposata subito, e che io sarei diventata una delle più grandi Regine dell’Universo.

Ordinai a Pappagallo di andargli a dire che quello che mi chiedeva era impossibile: pero sin embargo, detrás de la palabra y de los juramentos, Me gustaría ser ingeniero para hacerlo feliz: Sin embargo, yo mismo recomendé por qué no vienen bajo la torre cada día: en el largo plazo, habría sido conocido, y luego no tendrían piedad o misericordia.

Se fue con el corazón lleno de alegría y esperanza, y me encontré en una gran aflicción de espíritu, Vi lo que prometí. Cómo escapar de la torre, tenía ni siquiera el signo de una puerta, sin duda ayudará loro y Titi, y como soy tan joven, tan poca experiencia y por lo tanto miedo?… mi resolución, por lo tanto,, era probar mi mano buscó una oportunidad, de la que no podía ponerse de pie piernas, y yo he enviado por el Rey, mediante loro. Egli, di prim’impeto, voleva uccidersi dinanzi ai suoi occhi: ma poi lo incaricò di persuadermi e di andarlo a veder morire o di consolarlo nella sua passione.

“Sire!”, esclamò l’ambasciatore colle penne, “la mia padrona è più che persuasa delle vostre paroleNon è che manchi di buona volontà! Se potesse!…”

Quando tornò a ridirmi quel che era accaduto, mi afflissi più che mai. Entrò la fata Violenta e mi trovò cogli occhi rossi: allora cominciò a dire che io aveva pianto e che se non confessavo il motivo, mi avrebbe bruciata viva; perché tutte le sue minacce erano sempre spaventose. Risposi, tremando come una foglia, che m’ero annoiata a filare e che avrei preso volentieri un podi spago, per far delle reti e chiappare gli uccellini che venivano a beccare la frutta del mio giardino. “» questo, mi hija”, dijo “tutto quello che desideri? allora non piangerai più: ti porterò tanto spago da non sapere dove metterlo.E detto fatto, me lo portò la sera stessa: e intanto mi avvertì di pensare a farmi bella e a non piangere, Migonetto porque el rey estaba a punto de llegar en cualquier momento. Ante esta noticia me estremecí por los hombros, pero no rifiatai. Tan pronto como él estaba fuera de la habitación, empecé a hacer algunas lacciuolo; pero mi intención era hacer una escalera de cuerda, lo que he conseguido muy bien sin mí que había visto en su vida. Por otra parte, el hada que nunca trajo mucha cuerda, la necesidad, hasta el momento, y él tuvo la precaución de decir:

“Pero, mi hija, Su trabajo es como una tela de Penélope: No va hacia adelante por un enlace y siempre me está pidiendo a la otra cadena”.

“Oh, mi buena mamá”, respondí, “que así discorrete: pero es que yo no sé qué devanado y la tiro en el fuego mi trabajo? ¿Tiene miedo que hace que no vaya por alguna’ di spago?” Mi manera ingenua a la puso en un buen estado de ánimo, aunque era un personaje muy cruel e insufrible.

Por medio de loro enviaron a decir al rey de llegar a un velada bajo las ventanas de la torre; que encontraría la escala y que el resto hubiera conocido allí sobre el terreno.

De hecho he atacado bien la escala, resuelta ya que estaba con él en fuggirmene; pero tan pronto como la vio, sin darme tiempo a bajarse, Se fue en un santiamén, mientras que yo estaba poniendo todo en orden para escapar.

La visión de él me hizo sentir tanta alegría, que pensé que no más del peligro que estaba allí en la cabeza. Él rinnuovò sus juramentos y me rogó que no diferir más que aceptarlo para mi marido. Loro y Titi, pregati da me, ci fecero da testimoni. Non c’è esempio di una festa di nozze celebrata con tanta semplicità fra due persone di grado così elevato, né c’è ricordanza di due cuori più soddisfatti e contenti dei nostri. Non era ancora spuntata l’alba, quando il Re mi lasciò: io gli avevo raccontato l’orribile disegno delle fate di volermi maritata al Re Migonetto; gliene feci il ritratto e n’ebbe più ribrezzo di me. Tan pronto como empezó, Le mineral de mi parvero anni. Corrí a la ventana y se lo llevaron con los ojos, a pesar de que todavía estaba oscuro. Pero cual fue mi sorpresa, en ver el aire en un carro tirado por salamandras alados, funcionando a una velocidad de vértigo, por lo que el ojo apenas podía seguirles! Este carro es acompañado por una nube de guardias, montado sobre muchos avestruces. No he tenido tiempo para realizar razón para aquellos que corrige el viento como los que se, pero una vez que pensé que tenía que ser un mago o un hada.

Pronto, Violenta el hada entró en mi habitación. “Tengo que darle las buenas noticias”, Ella mi disse, “su amante, llegó unas horas: preparado para recibir; he aquí la ropa y piedras preciosas arnés.” “¿Y quién te dijo”, Dije un poco’ con resentimiento “Me quiero casar? Non è davvero la mia intenzione. Il Re Migonetto può tornarsene di dove è venuto, ché per me è padronissimo: fra me e lui non ci pigliamo di certo.

“sentir! escuchar!”, dijo el hada, “o che non mi si mette a far la difficile? Me gustaría tener un poco’ sapere che cosa armeggi con quel cervellino! Alle corte, con me non si scherza; o tu lo sposi, o io…”

O voi?… sentiamo un poche cosa voi mi farete?”, soggiunsi, diventando rossa scarlatta fino alla punta dei capelli per l’impertinenze che mi aveva dette, “che mai mi può accader di peggio che esser tenuta in una torre, in compagnia di un cane e di un pappagallo e coll’obbligo di vedere sette o otto volte il giorno la figura di un drago spaventoso?”

“¡Ay? sconoscente, che non sei altro!”, dijo el hada, “vai là, che meritavi proprio tutti i pensieri e le pene, que hemos dado a usted! ya, Yo hubiera dicho hace mucho tiempo mis hermanas: vamos a tener una buena recompensa!…”

Ella fue a buscar a ellos y les dijo lo que había pasado entre nosotros, y se sorprendieron.

Loro y me dijeron Titi, un montón de cartas, que si continuaba a golpear la carretera, Me encontraba en una mala problemas. Pero en ese momento me sentí tan orgulloso de poseer el corazón de un gran Rey, que no me asombre, ya mí que el consejo de mis pequeños amigos vino a mí en un oído y pasado de ese otro. vestita permanecido, com'era, ni quería poner una cinta en la; más bien, por coincidencia, Me spettinai opinión entera a Migonetto una bruja de verdad. La reunión tuvo lugar en la terraza. Llegó allí en su carro de fuego. Dei nani piccini ne ho veduti, ma un nanerucolo a quel modo lì, más! Per camminare si serviva nello stesso tempo delle zampe d’aquila e dei ginocchi, perché non aveva ossa nelle gambe; e si teneva ritto sopra due grucce, tutte di diamanti. Aveva un manto reale di circa un metro di lunghezza: eppure ne strascicava per terra almeno due buoni terzi. Invece di testa, un grande zuccone che pareva uno staio e un naso così screanzato, che ci stavano sopra una dozzina d’uccelli: ed egli si divertiva a sentirli cantare. La barba pareva un bosco e i canarini ci facevano dentro il nido; gli orecchi gli passavano di un metro al disopra del capo; cosa peraltro di cui nessuno si avvedeva, a cagione della smisurata corona a punta che portava in testa, per comparire più alto. Le fiamme che mandava il carro arrostivano le frutte, seccavano i fiori e inaridivano le fontane del mio giardino. Egli mi venne incontro a braccia aperte; ma io non mi mossi né punto né poco; per cui bisognò che il suo scudiere gli desse di braccio. E quando si provò ad avvicinarsi scappai in camera e chiusi la porta e le finestre: Migonetto hacerlo fue obligado a abandonar la colina, lo que me hubiera arrancado los ojos de la bilis.

Se les pide mil disculpas de mi rugosidad; y abbonirlo, porque era una herramienta para ser aterrador, Se cree que conducen la noche en mi habitación, mientras estaba durmiendo: para atar los pies y manos y lo puso en el carro de fuego, por lo que me podría llevar con él. Cuando todos fueron fijadas y se combinan, de nuevo a mí; y recuperé un poco de mi conducta, contentándose sólo para decirme que de alguna manera había que deshacer el delito. Todos estos reproches giulebbati y Cuero, Dieron la nariz loro y Titi. “¿Quieres que hable a cabo, amante?”, dicho mi perro, “el corazón no me dice nada bueno. Estas mujeres no son algunas personas… Dios puede salvarnos a todos, y en particular por los violentos.”

Me reí de todo este miedo y fui empujado en espera de mi marido, que es demasiado anhelaba a verme por no llegar a tiempo para establecer. Tiré la escalera de cuerda con la firme resolución de fuggirmene con él. montó, ligero como una pluma, y él me dijo tantas cosas y tantos amable y apasionada, que aún hoy no tengo el corazón a la memoria richiamarmele.

Mientras hablaba juntos, tranquila y segura, como si estábamos en el palacio de él, Vimos romper con un ruido fuerte de la ventana de la habitación. El vino en las hadas montado en su dragón: Migonetto los siguió en su carro habitual de fuego, arrastrando todos sus guardias a caballo avestruces. Il Re, sin enanismo, poner la espada, y no tenía otro pensamiento que defenderme en la más terrible aventura que podría pasar a mí. Bueno… Debo decirle, querido señor? estas bestias carnívoras él, envían el dragón, que si usted vive devorado vivo delante de mis ojos.

Fuera de mí para su desgracia y mi, Me tiré en la boca horrible monstruo, porque m'inghiottisse, como lo había tragado la persona que era todo mi amor: y él tendría mucho gusto: pero las hadas, más cruel de él, que le prohibieron.

Lloraron juntos:

“Debemos serbarla a tormentos más largos: un indicador de la muerte y la lista es casi un azucarada para una criatura tan indigno y lo profano”. toqué, y me vi transformado en Gatta Bianca: Después me llevaron a este edificio, que fue mi padre, cambiarono in gatti e in gatte tutti i signori e tutte le dame del Regno, e a parecchi lasciarono soltanto le mani: e così mi ridussero nello stato lacrimevole in cui mi trovaste, facendomi sapere il segreto della mia nascita, la morte di mio padre, quella di mia madre, e come io non avrei potuto essere liberata dalla mia figura di gatta, se non da un Principe che somigliasse come due gocce d’acqua a quello che mi era stato rapito. y usted, señor, siete il suo ritratto vivo e parlante: le stesse fattezze, la stessa fisonomia, perfino lo stesso suono di voce. Appena vi vidi per la prima volta, ne rimasi colpita: io sapevo tutto quello che doveva accadere, come so quello che accadrà, e però vi dico che le mie pene stanno per finire.

E le mie, bella Regina, dovranno ancora durare un pezzo?”, domandò il Principe, gettandosi ai suoi piedi,

Io vi amo, señor, più della mia vita, E questo è il momento di partire per andare da vostro padre: vedremo quali sono i suoi sentimenti verso di me, e se è disposto a rendervi contento.

Ella uscì: il Principe le dette la mano: e insieme con lui montò in una carrozza molto più bella e magnifica di tutte quelle che aveva avuto fin allora. Il resto dell’equipaggio non ci scompariva: basti dire che tutti i ferri dei cavalli erano di smeraldi e i chiodi di diamanti. Da quella volta in poi non s’è visto più nulla di simile. Inutile star qui a ripetere i colloqui, che ebbero insieme il Principe e la Regina. Ella era di una bontà singolare e di uno spirito finissimo: e il giovane Principe valeva quanto lei: por lo que no podían pensar y decir nada más que una montaña de cosas preciosas.

Una vez en las proximidades del castillo, donde iban a ser los dos hermanos Prince, Queen entró en un pequeño bloque de cristal aguas arriba, de los cuales todas las facetas fueron recortados con oro y rubíes. Todo a su alrededor estaba rodeado de cortinas para evitar que los curiosos para observar el interior, y fue llevado por los hombres jóvenes camilla de gran apariencia y vestido maravillosamente. El príncipe permaneció en su hermoso carro; y desde allí podía ver a sus hermanos que si se paseaban de la mano con dos princesas de una belleza para impresionar. Tan pronto como reconocían, Ellos se encontraron con él para hacerle partido y preguntaron si se había llevado a cabo su dama. Al che rispose che era stato così disgraziato, che in tutto il viaggio non si era imbattuto altro che in donne bruttissime; e tutto ciò che gli era capitato di meglio da portar seco, era una gatta bianca. Se rieron de su sencillez. “Un gato!” dijeron que “por qué un gato? que tal vez miedo de que los ratones que come el palacio?” El príncipe añadió que sabía que no era prudente llevar un regalo como a su padre. y entonces, entre una palabra y la otra, Se dirigieron hacia la ciudad.

Los dos hermanos mayores se fueron colina en dos princesas todos los vagones de oro y lapislazzoli: caballos llevaban en jefe de las plumas y otros adornos: para que sea corto, Nada más bello este paseo. Detrás de ellos era nuestro joven príncipe: y entonces el bloque de cristal aguas arriba, que todo el mundo observó con gran admiración.

Los cortesanos acudieron de inmediato para informar al rey de la llegada de los Principios.

Hanno con sé delle belle donne?”, domandò il Re.

Non s’è veduto mai nulla d’eguale!…”

aparentemente, questa risposta non garbò troppo al Re. I due Principi si affrettarono a salire le scale colle loro Principesse, che erano due occhi di sole. Il Re li ricevette benissimo, e non sapeva a quale delle due dovesse dare la preferenza. Voltatosi al minore dei figli, gli domandò: “Come va che questa volta siete tornato solo?”.

Vostra Maestà vedrà dentro questo cristallo una gattina bianca, che miagola con tanta grazia e che ha le zampine più morbide del velluto, e son sicuro che le piacerà”, Él respondió el Príncipe.

Il Re sorrise e si mosse per aprire da se stesso il blocco di cristallo. Ma appena si fu accostato, la Regina toccò una molla, de manera que el bloque fue todo en pequeños pedazos y ella apareció como el sol después de estar un poco’ secreto tiempo entre Nuvoli: su pelo rubio se extendió a los hombros y en grandes rizos que caían hasta los pies. En la cabeza tenía todas las flores: y su vestido se alinea velo blanco de seda de color rosa claro. Se levantó e hizo una profunda reverencia al Rey, que a la altura de la admiración que no podía contenerse de exclamando:

“Eso es realmente la mujer sin comparación, y que realmente merece mi corona”.

“señor”, dijo, “No estoy viniendo aquí para llevar un trono que sí es digno ocupada: Nací con seis reinos: de hecho me permite ofrezco uno a usted y uno por uno a sus hijos. In ricompensa non vi domando altro che la vostra amicizia e questo giovine Principe per mio sposo. I tre regni, che avanzano, sono più che sufficienti per noi.

Il Re e tutta la Corte fecero un baccano con urli di ammirazione e di allegrezza incredibile. Le nozze si celebrarono subito, e quelle dei due fratelli ugualmente: motivo per cui per diversi mesi furono feste, baldorie, divertimenti e corte bandita. Poscia ciascuno partì per andare a governare i propri Stati: e la bella Gatta Bianca si immortalò non tanto per la bontà e per la generosità del suo cuore quanto per il suo raro merito e per la sua gran bellezza.

La cronaca di quel tempo racconta che Gatta Bianca diventò il modello delle buone mogli e delle madri sagge e perbene. E io ci credo.

Dal trist’esempio avuto in casa, essa aveva imparato a sue spese che le follie e i capricci delle mamme spesse volte sono cagione di grandi dispiaceri per i figliuoli.

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