El príncipe amado

El príncipe amado
Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1756)
Traduzione di Carlo Collodi (1875)

Había una vez un rey, que era sólo una persona decente, así, que sus súbditos le llaman el Rey buena. Un día, trovavasi mientras que la caza, Y sucedió que un conejo bebé, que estaba allí para ser asesinados por los perros, fue a arrojarse a sus brazos.

El rey hizo acariciar la pobre criatura y dijo:

“Desde que se puso bajo mi protección, no quiere que nadie le hizo daño”.

Trajo el pequeño conejo en su palacio, y darle un buen armario y hierbas excelente comida.

En la noche, cuando sólo estaba en la habitación, Rey vio aparecer una mujer hermosa, que no estaba vestido con ropas bordadas con oro y plata, pero su vestido era blanco como la nieve, y llevaba una corona de rosas blancas.

Se sorprendió mucho el buen rey para ver a esta señora, especialmente cuando la puerta de la habitación estaba cerrada, ni podía comprender cómo diablos le hizo a pase interior.

“Yo soy el hada Candida, y por el bosque mientras estabas en la caza, Quería ver si realmente son tan buenos Rey, todo el mundo dice. Para ello tomé la forma de un pequeño conejo y me rescató en tus brazos: porque sé que los que se sienten compasión por los animales, siente incluso para los hombres: y si usted me hubiera negado su rescate, Me hubiera tomado por juego. Gracias, pues, de lo bueno que he hecho, y cuento que siempre voy a ser tu amigo muy bueno. Usted no tiene que hacer es pedir, y todo será tuyo”.

“Señora”, dijo que el buen rey, “ya que eres un hada, usted debe leer mi corazón en lo que quiero. Sólo un niño sólo tengo, que quieren una buena alma, tanto es así que ellos llaman todo el Príncipe Amato. Si quiero hacer un regalo, levantará sobre el gusto a este mi hijo.”

“Con todo mi corazón”, contestó el hada, “Puedo hacer que su hijo o el príncipe más guapo del mundo, o los más ricos, o la más poderosa. Tu eliges.”

“Nada de esto”, respondió el buen Rey, “como para mí, Estaré muy agradecido si usted va a hacer lo mejor de Principios. A eso sería bueno para, ricos y maestro de todos los reinos del mundo, si era malo? Usted sabe mejor que yo que sería un lamentable, perché non c’è che la virtù che renda veramente felici.

Avete mille ragioni”, rispose Candida, “ma non è in mio potere di far diventar buono il Principe Amato, a suo dispetto: se vuol esser virtuoso, bisogna che anch’esso ci metta dell’impegno e della buona volontà. Tutto quel più che posso promettervi è di dargli dei buoni consigli, di riprenderlo quando farà male: e anche di castigarlo, se non voglia correggersi o punirsi da sé.

Il buon Re fu arcicontento di questa promessa, e dopo poco morì. Amato pianse moltissimo il padre, perché era tutta la sua affezione, e avrebbe dato volentieri regni, oro, argento, ogni cosa insomma, per poterlo salvare: ma non era possibile.

Due giorni dopo la morte del Re, mentre Amato era a letto, Candida gli apparve e gli disse:

“Le prometí a tu padre a ser un buen amigo; y como un signo de que quiero mantener mi palabra, Yo estoy aquí para darle un regalo”.

Y así diciendo, poner un anillo en el dedo y dijo Amato:

“Preste atención a este anillo: es más preciosa que los diamantes; cada vez que será la de hacer una mala acción, se pincha el dedo: pero si a pesar de la picadura, Hay ostinerete peor, perder mi amistad y convertirse en su enemigo”.

Dichas estas palabras, Candida desapareció y dejó Amato fuera de sí de asombro.

Desde hace algún tiempo estaba tan pulcro y respetable, que él nunca oyó disparar desde el anillo: y esto le hizo tan feliz, que su nombre Amato, que ya aburrir, también esta en Felice. Sucedió, sin embargo, que en aquellos días se ido a cazar y no tener ningún animal muerto, vinieron de muy mal humor. Entonces le pareció que el anillo de la pigiasse, así que no le importaba ni tampoco cómo. Que fue introducida en su habitación, el canino Bibì lo conoció, todos los saltos en el lugar que le hacen fiesta, pero él le dijo:

“Cambie a la perrera! Tengo uno para el líder que es tu amor”.

Pero el pobre perro que no entendía nada de lo que dijo, tirando de la demanda para obligar al menos mirarla. Esto fue suficiente para hacerle perder la paciencia y dejó escapar una gran patada. En ese momento el anillo le picó tan fuerte, como si fuera un alfiler. Él estaba adecuadamente confundido, e tutto rosso dalla vergogna andò a nascondersi in un canto della sua camera.

E intanto pensava: “Io credo che la fata abbia voglia di burlarsi di me: che male ci può essere a dare una pedata a una bestia che viene a seccarmi? siamo giusti: a che mi servirebbe di essere il sovrano di un grand’impero, se non fossi neanche padrone di picchiare il mio cane?”.

Io non mi burlo di voi”, disse una voce che rispondeva al pensiero di Amato, “voi avete commesso tre errori, invece di uno: siete entrato di cattivo umore, perché vorreste tutte le cose a modo vostro e perché credete che le bestie e gli uomini sieno creati apposta per ubbidirvi; siete andato in furia, e anche questa è una cosa bruttissima; in terzo luogo, vi siete mostrato crudele con una povera bestiuola, che non si meritava davvero di essere presa a calci. Lo so anch’io che voi siete molto al di sopra di un cane, ma se fosse lecito e ragionevole che i grandi potessero maltrattare la gente che sta al disotto di loro, io potrei in questo momento battervi e anche uccidervi; perché una fata è da più d’un uomo. Il vantaggio di trovarsi padroni di un grande impero, non sta nel poter far tutto il male che si vuole, ma tutto il bene che si può.

Amato riconobbe il suo errore e diè parola di emendarsene. Ma fu come dire al vento. Bisogna sapere che fin da bambino era stato allevato da una sciocca governante, che lo aveva avvezzato male. Se voleva una cosa, non doveva far altro che piangere, imbizzirsi, pestare i piedi e quella lo contentava subito, e così ne faceva un ostinato, da non poterci campare. Fra le altre cose, essa passava le giornate intere a dirgli e ripetergli che un giorno sarebbe diventato Re, e che i Re erano felicissimi perché tutti gli uomini dovevano ubbidirli e venerarli, e perché erano padroni di cavarsi tutti i capricci che frullavano loro per la testa.

Quand’Amato crebbe e fu in caso di ragionare, riconobbe da sé che non c’era cosa tanto brutta, come quella di mostrarsi disprezzanti, orgogliosi e testardi. E si studiò di correggersi, ma ormai si era tirato su con tutti questi difetti, e quando si è presa una cattiva piega è difficile abbandonarla. Non si può dire, por otra parte, che in fondo in fondo fosse cattivo di cuore: ché anzi, quando aveva commesso qualche errore, piangeva dal dispetto e diceva:

Quanto son disgraziato di dover combattere tutti i giorni contro la mia superbia e contro il mio naturale bizzoso. Se da ragazzo mi avessero sgridato, ora non mi ritroverei a questo dispiacere”.

L’anello lo pungeva spesso, e allora, se egli stava facendo un’azione non bella, si fermava subito: altre volte invece non ci badava e tirava avanti: e la cosa curiosa era questa: che per i piccoli falli, l’anello lo pungeva poco: ma quando poi si mostrava cattivo davvero, allora gli faceva uscire il sangue dal dito.

Alla fine perse la pazienza e volendo essere un malanno quanto gli pareva e piaceva, gettò via l’anello. Liberato dalla seccatura di sentirsi bucare, credé di essere il mortale più felice della terra. Se lanzó a la palestra e hizo de todo pelaje y color: por lo que se convirtió en un temerario real, y nadie podía sufrir.

Un día que Amato era caminar, vi uno tan hermoso que pondrá de inmediato la idea de casarse con ella. Zelia se llamaba y era una niña tan respetable, que guapa. Loved parecía que Zelia habría parecido a tocar el cielo con un dedo con el fin de convertirse en un gran Reina; pero en cambio la chica le dijo sin contemplaciones:

“Sire, Soy un campesino pobre y sin un centavo de la dote: y todavía, aunque bruca desnudo, nunca se casarán”.

“Tal vez no te gusta?”, Amato pidió un poco movido.

“No, mi príncipe”, dijo Zelia, “para mí tú eres hermosa, como eres en realidad: pero que se beneficiarían de su belleza, le vostre ricchezze, i bei vestiti e le belle carrozze che avete, se i vostri cattivi portamenti mi costringessero tutti i giorni a pigliarvi in uggia e dispetto?”

Amato s’imbestialì contro Zelia e ordinò asuoi ufficiali di condurla per forza al palazzo. Quanto fu lunga la giornata, non seppe darsi pace di vedersi così disprezzato da questa fanciulla: ma perché le voleva bene, non trovava il verso di maltrattarla.

Fra i cattivi compagni di Amato, c’era un suo fratello di latte, col quale si confidava in tutto e per tutto. Quest’uomo, che aveva delle passioni volgarissime, com’era volgare la sua nascita, accarezzava le passioni del padrone e lo metteva sempre per la cattiva strada.

Nel vedere che Amato era di umore tristo, gli domandò la cagione della sua tristezza.

E avendogli il Principe risposto che non sapeva rassegnarsi al disprezzo di Zelia, e che aveva fatto giuro di emendarsi desuoi difetti, perché per piacere a lei bisognava essere persone oneste e virtuose, quel malanno uscì fuori col dirgli:

Siete molto ma molto buono, a usar tanti riguardi con quella ragazzuccia: se fossi io nevostri panni, saprei quel che fare per costringerla a ubbidirmi: ricordatevi che siete Re e che vi farebbe un gran torto a darla vinta ai capricci di una contadina, la quale dovrebbe stimarsi felice di essere ammessa fra le vostre schiave. Cominciate a tenerla a stecchetto, a pane e acqua: rinserratela in una prigione e, se perfidia a non volervi sposare, fatela morire in mezzo ai tormenti, non foss’altro per insegnare agli altri a chinare il capo ai vostri voleri. Si se trata de que has dejado risapere imponer un mocoso, también nosotros perdonamos a una gran cantidad de reputación, y los sujetos no recordarán más que están en el mundo con el propósito de servir”.

“Pero”, preguntó Amato, “Yo no estaría igualmente tomados por vía oral, si lo hiciera morir una inocente? Porqué Es Eso, después de todo, Zelia no es culpable de ningún delito.”

“Los que se rebelan en su comando, nunca es inocente”, disparar el asesor mal, “sino también porque hay que cometer una injusticia, siempre es mejor saber que usted es injusto, de lo s'abbia decir que es legal que a veces la falta de respeto y sumisión.”

El cortesano bromeó Amato en su débil; y el temor de ver disminuida su autoridad tanto hizo efecto en el alma del Rey, da far tacere le buone intenzioni che egli aveva avuto di darsi al buono. Difatti fissò la sera stessa di andare nella camera della villanella e di pigliarla colle cattive, caso si fosse ostinata a non volerlo sposare. Il fratello di latte di Amato, per evitare il pericolo che avesse a pentirsi, riunì tre giovani signorotti, tristi da quanto lui, per fare un’orgia in compagnia del Re: e cenando insieme s’ingegnarono di farlo bere come una spugna, perché questo povero Principe perdesse affatto il lume della ragione. Durante la cena lo messero su contro Zelia e gli rinfacciarono tante e tante volte la sua debolezza di carattere, che alla fine egli si alzò da tavola giurando e spergiurando che voleva essere ubbidito, e inmediatamente: o sí no, il giorno dopo l’avrebbe fatta vendere sul mercato come una schiava.

Quando Amato entrò nella camera della fanciulla, restò sorpreso di non trovarcela: tanto più che egli stesso aveva la chiave in tasca.

Prese una furia bestiale, e giurò lo sterminio di tutti quelli che avessero dato mano alla fuga di Zelia. I suoi compagni di vizio, nel sentire un discorso simile, pensarono di trar partito dal suo cieco furore, per rovinare un gentiluomo, che era stato aio di Amato. Questo brav’uomo si era preso qualche volta la libertà di ammonire il Re desuoi difetti, perché gli voleva bene come a un figlio. Amato cominciò col ringraziarlo; ma poi impazientitosi di vedersi contraddetto, finì col credere che fosse unicamente per ispirito di opposizione, se l’aio suo lo ripigliava di certi mancamenti: mentre tutti gli altri non facevano che lodarlo e dirne un gran bene. Amato gli ordinò di allontanarsi dalla Corte: por otra parte, malgrado quest’ordine, gli rendeva giustizia, ripetendo che era un onest’uomo, e sebbene non lo avesse più nelle sue buone grazie, si sentiva obbligato, a suo marcio dispetto, a doverlo stimare.

I suoi amici stavano sempre colla paura che un giorno o l’altro gli pigliasse l’estro di richiamare l’aio; finché credettero di aver trovato il bandolo per levarselo affatto di fra i piedi. E per far questo, dettero ad intendere al Re che Solimano (era il nome di quella degna persona) si era vantato di rendere la libertà a Zelia. Tre individui, comprati con mance e regali, raccontarono di aver sentito questo discorso dalla bocca stessa di Solimano; talché il Principe perse il lume degli occhi: comandò al suo fratello di latte di mandare dei soldati, perché gli conducessero dinanzi il suo aio e governatore, ammanettato come un assassino.

Dato quest’ordine, Amato se ne tornò nella sua camera; ma appena fu dentro, la terra tremò: si sentì un tuono spaventoso e Candida apparve dinanzi asuoi occhi.

Avevo promesso a vostro padre”, diss’ella con voce severa, “di darvi dei consigli, e di punirvi, se aveste ricusato seguirli. Questi consigli voi li avete disprezzati e a voi non rimane altro che l’aspetto di uomo; perché i vostri difetti vi hanno trasformato in un mostro da far ribrezzo al cielo e alla terra. » tempo che io mantenga la mia promessa e che vi punisca. Io dunque vi condanno a diventare simile alle bestie, colle quali avete in comune le inclinazioni. Vi siete reso simile al leone per la collera violenta; al lupo per la voracità; al serpente straziando colui che vi aveva fatto da secondo padre; al toro per la vostra brutalità. Nel vostro nuovo aspetto, serberete un podelle forme e del carattere di tutti questi animali.

Appena la fata ebbe finito di dir così, Amato si vide subito, con suo grandissimo spavento, trasformato e diventato tale e quale aveva ordinato la fata. La sua testa era di leone, le corna di toro, i piedi di lupo e la coda di vipera. E nello stesso tempo si trovò in mezzo a un gran bosco, proprio sull’orlo di una fontana, dove poté specchiarsi e vedere la sua orribile figura: e sentì una voce che gli disse: “Guarda un polo stato in cui ti hanno ridotti i vizi: eppure la tua anima è anche più brutta dello stesso corpo”.

Amato riconobbe la voce di Candida e in un accesso di furore si voltò per lanciarsi contro di lei e divorarla, se avesse potuto; ma non vide anima viva, e la stessa voce gli disse:

Io mi rido della tua impotenza e detuoi furori. Io confonderò il tuo orgoglio, rendendoti lo zimbello detuoi stessi sudditi”.

Amato pensò che, allontanandosi da quella fontana, avrebbe trovato un podi rifrigerio ai suoi tormenti: non foss’altro non avrebbe avuto più dinanzi agli occhi la sua bruttezza e la sua deformità: e detto fatto, s’inoltrò nel bosco; ma dopo pochi passi cascò dentro una buca, scavata apposta per prendere gli orsi, e in quel punto stesso alcuni cacciatori, che stavano nascosti sugli alberi, scesero e, dopo averlo incatenato, lo menarono alla capitale del suo regno. E lungo la strada mandava mille imprecazioni, mordeva le catene e faceva la bava dalla rabbia, mentre avrebbe fatto meglio a riconoscere che quel castigo se l’era chiamato addosso unicamente per colpa sua.

Nell’avvicinarsi alla città, dove lo conducevano, vide grandi feste di allegrezza pubblica: e i cacciatori avendo chiesto che cosa ci fosse di nuovo, fu loro risposto che quel principe Amato, che si divertiva a tormentare i suoi sudditi, era stato incenerito da un fulmine nella sua camera. Così la raccontavano, e così la credevano.

Gli Dei”, aggiungevano altri, “non potevano patire più a lungo gli eccessi della sua malvagità, e ne hanno liberata la terra. Quattro signori, complici di lui, credevano di profittarne e di spartirsi fra loro il regno: ma il popolo che sapeva che erano stati essi coi loro tristi consigli che avevano traviato il Re, li ha fatti a pezzi ed ha offerto il trono a Solimano, che quel malanno di Amato voleva far morire a ogni costo. Il degno gentiluomo è stato incoronato poco fa, e noi festeggiamo questo giorno, come quello della liberazione del regno: perché Solimano è una gran brava persona e si prepara a ricondurre fra noi la pace e l’abbondanza.

Nel sentire questi discorsi, Amato fremeva di rabbia; ma si trovò a peggio, quando giunse sulla gran piazza davanti al suo palazzo. Fu lì che vide Solimano assiso sopra un magnifico trono e tutto il popolo a desiderargli una lunga vita, per riparare al gran male fatto dal suo predecessore.

Solimano fece segno colla mano per chiedere un podi silenzio, e disse al popolo:

Io ho accettato la corona che mi avete offerta, ma l’ho fatto per serbarla al principe Amato. Egli non è morto, come ve l’hanno dato ad intendere. Lo so da una fata, e forse un giorno lo rivedremo buono e virtuoso com’era stato nella sua prima giovinezza. ¡ay!” seguitò a dire colle lacrime agli occhigli adulatori lo avevano sedotto. Io conosceva bene il suo cuore, che era fatto per la virtù: e senza i malvagi suggerimenti di coloro che gli stavano accosto, egli sarebbe stato un buon padre a tutti voi. Odio sus vicios, pero lamentan; y todos juntos complacer a los dioses porque nosotros lo hacemos. En quanto a mí, Me consideraría muy afortunada para dar toda mi sangre a verlo de nuevo en el trono, con todas las virtudes dignas de un gran gobernante”.

Las palabras de Suleiman tocaron el corazón de Amato. Él sabía entonces lo que era el afecto y la lealtad de este hombre sincero: y por primera vez reprocha a sí mismo su culpabilidad.

Tan pronto como escuchó a este signo de arrepentimiento, comenzó a sentir calmar la ira que roía vivo; y pensando en las faltas cometidas en la vida, usted no puede ver que no había sido castigado a causa de mérito.

Ted, mientras tanto, sbatacchiarsi interior de la jaula de hierro donde fue encadenado, y se convirtió en suave como un cordero. Fu portato in un gran serraglio, dove si tenevano tutti i mostri e gli animali feroci e venne rinchiuso insieme cogli altri.

Amato fece allora un animo risoluto e cominciò a voler riparare al mal fatto, col mostrarsi obbediente e sommesso al guardiano che l’aveva in custodia. Ma costui era un omaccio, e quando aveva le paturne, lo bastonava senza motivo e senza discrezione, sebbene ei fosse docilissimo e alla mano. Un bel giorno che il guardiano s’era addormentato accadde che una tigre, rotta la gabbia, si avventò su di esso per divorarlo. Amato, nel primo momento, provò una specie di contentezza, nel vedere che stava per essere liberato dal suo persecutore: ma si pentì subito di questo sentimento e desiderò di trovarsi libero.

Io sento”, diss'egli, “che sarei capace di rendere ben per male, salvando la vita a quel disgraziato.

Appena ebbe formato questo desiderio, vide aperta la sua gabbia di ferro: ed egli si slanciò dalla parte di quell’uomo che si era già svegliato e che si difendeva contro la tigre. Quando il guardiano vide anche il mostro, si fece bell’e spedito: ma il suo spavento si cambiò presto in allegrezza, perché il mostro benefico si gettò sulla tigre, la strangolò, e dopo andò ad accovacciarsi ai piedi del guardiano che aveva liberato.

In segno di gratitudine, quell’uomo stava chinandosi per fare delle carezze al mostro, che gli aveva reso un sì gran favore, quando sentì una voce che disse: “Una buona azione non resta mai senza ricompensae nel tempo stesso, invece del mostro, vio a sus pies una encantadora caninos. Amato, encantados con esta nueva transformación, comenzó a hacer una montaña de las partes en el tutor, quien lo llevó en sus brazos y lo llevó al Rey, quien dijo a cablear y firmar toda esta maravilla; La reina tomó al perro para él y Amato estaría feliz de su nuevo estatus, si pudiera olvidarse de ser un hombre y soberana.

La reina tenía todo el día para acariciar: pero por temor a que crezca demasiado, A propósito Medici di Corte, quien le aconsejó que le diera sólo pan y pequeñas dosis. El pobre perro sintió hambre rifinirsi doce horas del día: pero tuvo que dimitir, y cállate.

Una vez, que había traído el bocadillo típico desayuno, llegó la inspiración para ir a comer en el jardín del palacio y se lo llevó con sus dientes se dirigió hacia un arroyo, que conocía y que estaba bastante lejos: pero llegó en el sitio, la corriente se había ido y en su lugar encontró un palacio, cuyas paredes exteriores brilló todo el oro y piedras preciosas. Vimos entrar a una gran multitud de hombres y mujeres, magníficamente vestida: y dentro de ellos mismos cantando, sonaba, que comió comida fina: pero todo lo que salió de allí entonces, eran pálido, terminado, cubierto con las burbujas y medio desnudo, debido a que sus ropas estaban cayendo a pedazos. Algunos nell'uscir cayó muerto; otros se fueron con gran dificultad y esfuerzo; otros se quedaron en el suelo, agotada por el hambre, y pidió un pedazo de pan a los que vinieron a esta casa; que ni siquiera se volvió para mirar a ellos.

Amato se acercó a una joven, que trataba de romper un poco’ de pasto para comer. Movido a compasión, Prince dijo a sí mismo: “Mi apetito es grande, sin lugar a dudas; pero no morir de hambre aquí hora de la cena: así que si yo alcé mi desayuno de la boca para dárselo a la pobre criatura, tal vez me gustaría salvar su vida”.

Resueltos a prestar atención a esta buena inspiración y fue a poner su sándwich en las manos de la joven, que llevó a la boca con gran codicia. En un santiamén parecía superado de la muerte a la vida, y Amato, Me alegro de haber ayudado en el tiempo, estaba a punto de regresar al palacio, cuando escuchó los gritos penetrantes y vio Zelia en manos de cuatro hombres, que arrastrados a esta hermosa casa, ¿de dónde entrar necesariamente. Amato en ese momento sentí una gran decepción de no tener más de la figura de un monstruo, porque entonces no habría perdido la manera de rescatar a Zelia: ma canino debol Com'era, no podía dejar de ladrar hasta los secuestradores y probarse a sí mismo para darles a las piernas. Ellos lo enviaron de vuelta a fuerza de patadas: y sin embargo, no quería lejos de allí, por la pasión de saber qué pasaría con Zelia. Se sintió pesaba sobre su conciencia todas las desgracias de la pobre chica.

“¡ay”, dijo dentro de sí mismo, “io son qui che me la piglio con quelli che l’hanno rapita!… ma non commisi anch’io lo stesso delitto? E se la giustizia divina non ci fosse entrata di mezzo, non l’avrei trattata con altrettanta indegnità?”

Questi pensieri di Amato furono interrotti da un rumore, che veniva fatto al disopra della sua testa. Si voltò in su, vide una finestra che si apriva, e la sua gioia fu grandissima quando scorse Zelia che da questa finestra gettava giù un piatto di vivande così ben cucinate, da far tornare l’appetito a un morto. La finestra si richiuse subito, e Amato che in tutta la giornata non aveva trovato il modo di sdigiunarsi, pensò che era venuto il momento buono per rimettere il tempo perso.

E già si preparava ad attaccare il dente in quelle pietanze, quando la giovinetta alla quale aveva dato il panino, cacciò un grido e avendolo preso fra le braccia:

Povera bestiolina”, Dijo, “non ti accostare alla bocca quella sorta di cibi. Questo è il palazzo della Voluttà; e tutto ciò che esce di lì dentro, è avvelenato”.

Nel tempo stesso Amato sentì una voce che disse:

Tu vedi come una buona azione non resta mai senza ricompensa”.

E subito si trovò cangiato in un bel piccioncino bianco. Si ricordò allora che questo era il colore di Candida, e cominciò a sperare che finalmente ella volesse rammentarlo nelle sue buone grazie.

Il suo primo pensiero fu quello di avvicinarsi a Zelia, e levatosi a volo per aria, girò intorno a tutta la casa, e vide con gioia che c’era una finestra aperta.

Ma ebbe un bel frugare la casa in tutti i cantucci: Zelia non la poté trovare. Disperato di averla smarrita, fece giuro di non fermarsi un momento solo, fino a tanto che l’avesse incontrata. E per più giorni volò e volò, finché entrato in un deserto vide una caverna, e per curiosità vi si accostò.

Quale non fu la sua gioia nello scorgere Zelia, che seduta accanto a un venerabile Eremita, faceva con lui un frugalissimo pasto.

Amato, nell’impeto della passione, volò sulla spalla della graziosa contadinella, e dava a vedere colle sue carezze il gran piacere che provava nel rivederla.

Zelia, innamorata della dolcezza di questo animalino, lo lisciava delicatamente colla mano, e sebbene non pensasse di essere intesa, gli disse che gradiva il dono che le faceva di se stesso, e che gli avrebbe voluto sempre bene.

Che avete mai fatto, Zelia?”, le disse l’Eremita. “In questo modo avete impegnato la vostra parola.

“Sí, graziosa pastorella”, le disse Amato il quale riprese in quel momento la sua forma naturale, “la fine della mia metamorfosi dipendeva dal vostro consenso alla nostra unione. Voi mi avete promesso di amarmi sempre: confermate la mia felicità e io corro a scongiurare la fata Candida, mia protettrice, perché mi renda quella figura, sotto la quale ebbi la fortuna di piacervi.

Voi non dovete temere per nulla la sua incostanza”, gli disse Candida, e lasciò cadere le spoglie d’Eremita, sotto le quali s’era nascosta, per apparire ai loro occhi tale, qual era difatti. “Zelia vi amò appena vi vide, ma i vostri vizi la costrinsero a nascondere la inclinazione che sentiva per voi. Il cambiamento avvenuto ora nel vostro cuore, la fa padrona di dare libero sfogo a tutta la sua tenerezza. Voi sarete felici, perché la vostra unione sarà fondata sulla virtù.

Amato e Zelia si erano gettati ai piedi di Candida. Il Principe non rifiniva di ringraziarla della sua bontà, e Zelia, oltremodo contenta di sapere che Amato detestava i propri trascorsi, tornava a ripetergli il grande amore che sentiva per lui. “Alzatevi, figli miei”, disse loro la fata, “che io voglio trasportarvi nel vostro palazzo per rendere ad Amato una corona, della quale i suoi vizi l’avevano reso indegno.

Appena dette queste parole, si trovarono tutti nella camera di Solimano, il quale lietissimo di rivedere il suo diletto padrone divenuto virtuoso, gli cedé il trono e restò il più fedele desuoi sudditi. Amato regnò lungo tempo con Zelia: e si racconta che fu così scrupoloso nell’adempimento dei propri doveri, che l’anello che aveva ripreso, non lo punse nemmeno una volta sola, in modo da fargli far sangue.

Deja un comentario

Su dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos necesarios están marcados *

*