L’OBOLO DI SAN PIETRO

IL LAMPIONE 3 settembre 1864
….bidendo dicere verum
Quis veta?
Horat. Lib. I, Sat. I.
L’obolo di San Pietro è una moneta
Coniata nella zecca della frode:
Sopra una faccia ha l’abbondanza lieta
Che mangia e beve, e se la sguazza e gode,
E sopra un’altra la miseria fisica,
Che in su le grucce ad arrancar s’arrisca,
I Reverendi della gran cuccagna
Che a Roma, o Babilonia ancor s’appella.
Questa inventar magnifica magagna
Co’ fini loro oh! Quanto acconcia e bella!
Nel mondo d’oggi a far maggior caccia
Non c’è che la moneta a doppia faccia.
Quanto poi al papato giova alzar la cresta
E forte d’oro al gregge ostil sembrare,
Si mostra con iattanza allegra e presta
La prima faccia e si fa sfolgorare.
Volendo dire: l’obol di San Pietro
Abbonda e soprabbonda… Itene indietro.
Senza libelli e senza citatorie,
Senza lasciamistar, senza sospiri
Si dona a colme man… Queste vittorie
Ogni facciuto economista ammiri;
E faccia pur che sia, faccia che puote,
Con tutti i birri il quarto non riscuote.
Ma come neve al sol che pian pianino
Si va squagliando, e rivi forma fiumi
Così tra’l ritto greco e tra’l latino
Della fede papal gli sparsi lumi
L’oro sciogliendo van, che a larghe vene
Con l’obolo di Pietro a noi sen viene.
Se preme poi di far l’innocentino,
Il tribolato, il martire, il tralitto
Il brullo avventurier detto il Meschino
Ecco il rovescio, in cui gemendo arrossa
La lurida miseria in pelle ed ossa
Ridotto e al verde il nostro Santo Padre!
Di lagrime si pasce e di fagiuoli!
Se la pietà non fosse d’una Madre
Banessa, che gli manda i raviuoli,
A dirittura avria per lo cenavolo
Dovuto dare in pegno il tabernacolo.
Soccorrete, o fedeli, soccorrete
A chi le chiavi tien del paradiso
Ora che in istrettezze lo sapete:
Altrimenti, sentite… per un sacco d’ossa rotte
La reliquie de’ santi,e buona notte
Compratele almen voi, pietose genti
Vi si daranno all’ultimo ribasso,
Benchè faccian miracoli e portenti,
Ed appunto di quel che fan più chiasso
Per nulla dir delle indulgenze annesse
E’ ver che son di credito scadute
Vendervi non vogliamo il sol d’agosto
Per colpa di quell’anime perdute
Che quanto prima speriam fare arrosto,
Se pure pe divino benefizio
Rimetteremo in piede il Santo Uffizio.
Ma che? Bazzechereste con la scienza
Da voler ragionare in questi fatti?
La ragion vostra sia cieca ubbidienza,
E a posta lor folleggin pure i matti
A quel c’è succeduto in Danimarca,
Presto aiutata sia la nostra barca.
Tutto ci arride e ci sorride intorno,
Spirando placid’aura di servaggio
Dal delitto aquilone al mezzogiorno,
Proprio a model dello spagnuolo omaggio,
Chè al bel fervor di suora Patrocinio
S’accorda il brigantesco latrocinio.
L’aquila franca all’aquila teutonica
Cederà il loco con suo danno e scorno
La mala razza poi napoleonica
Invece dell’impero avrassi un corno:
Perché alla un sempre riesce
A chi non si sa ben s’è carne o pesce.
Rimasi son della Polonia i dritti
Come la verità negli evangeli,
E ne’ trattati e nella storia scritti
Ma strabbalzati di Siberica ai geli
Quegli che non laciarono la vita
Sulla già stanca forca mosovita
Semprepiù della Senna anoi s’appressi
Il politico intanto ermafrodito:
Or con la sede pontificia stessa
Un trattato marittimo ha sancito,
E scritto al suo ministro da Vichy
Ch’è si riposa, e sta così
Lord Russel dice al popol d’albione
Il nostro onore è salvo…Alfin che fia?
Il Nord sta cantando la lezione
All’audace del Sud democrazia.
Cominciò grappa e finì pulcinella!…
La politica inglese è sempre quella
Resta d’Italia il sedicente regno
Ma lavora sott’acqua il Paolotto,
Che col suo scaltro e seduttore ingegno
Per questi ed altri affari val per otto.
Ministri, generali, professori
L’aiutan tutti ue’ suoi be’ lavoratori (1)
Ma però gli fa guerra, e guerra e morte
Quella tal Società del sacerdozio,
La quale del Vangel fattasi forte,
Della Bottega guastaci il negozio
Fa l’emancipatrice; e in buona fede
Particolar vorria la santa sede (2)
Alla luna lasciam pur che abbaiasse,
Finchè la sbarra non porremle in bocca.
19 La nazione impoverisce per pagare costoro, ed essi buttano il danaro nostro nella cassetta di Giuda, a chiamaci addosso gli stranieri? … Oh, si davvero, che questa è una ribalderia la più impudente, la più sfacciata, la più disonesta, la più stomachevole, la più nauseabonda del mondo!… E il Pungolo di Milano si sbraccia a gridare: scuole, scuole, scuole… Veda, quale frutto costoro hanno ricavato dalla scuola! Coi reverendi citrulli, allocchi, imbecilli, ciaramelie, mazzamarroni, lasagnoni, ci vuole altro che il subalpino pallottoliere, ci vuole un bel bastone nodoso…; poiché non è così facil cosa far d’un pruno un melarancio, e d’un tronco di legno inutile u Nume!
2) I sacerdoti dell’Emancipazione Cattolica di Napoli, sono il tipo e modello di quei religiosi e patriottici sentimenti che costituiscono innanzi alla coscienza cattolica il vero sacerdote e l’eoico patriota. Non vanno adunque confusi con molti altri preti, che si dcono liberali…; ma verba, verbaque, preterraque, adul… Oppure desiderano, che il triregno assuma i colori nazionali.

Pubblicato in Adolfo Matarelli (Mata), Divagazioni critico-umoristiche, IL LAMPIONE, Periodici in cui scrisse Collodi

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