ll continuo interrotto delle avventure di Pinocchio

Il 21 ottobre 1890 Collodi, redige un manoscritto


(rinvenuto a Firenze solo nel 1997) di appena quattro pagine con l’inizio e la rapida conclusione del continuo alle nuove avventure di Pinocchio, eccoli trascritti di seguito:

Capitolo 1.
Come andò che Pinocchio,
svegliatosi dal sonno,
si ritrovò burattino

Pinocchio disse:
– Com’ero buffo, quand’ero un burattino!… e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!
Ma davvero lo era diventato?
Perché dovete sapere, miei piccoli lettori, che Pinocchio si era trovato nel bel mezzo di un sogno e, come accade spesso nei sogni, aveva creduto d’essere sveglio e di trovare le cose che più desiderava. Figuratevi l’impressione che ne ricavò quando fu desto! Invece della graziosa ed elegante camerina ammobiliata, ritrovò le solite pareti di paglia della capanna.
Saltando giù dal letto udì uno scricchiolio assai familiare, cagionato dal movimento delle gambe e di ogni altra parte del suo corpo di burattino. Guardando in basso, proprio in direzione della punta del naso, si accorse che gli stivaletti di pelle erano svaniti! Corse subito a mirarsi in una catinella d’acqua, nel caso avesse almeno conservato il bel volto di fanciullo coi capelli castagni e gli occhi celesti. Riapparve invece la testolina di legno, priva del berretto nuovo, nuda e levigata come il pomello di un aristocratico bastone. Ricordò le parole che la Fata gli aveva sussurrato in sogno e il portamonete d’avorio coi quaranta zecchini d’oro. Fece pe prendere i denari dalle tasche, ma trovò solo qualche briciola di pane e un turacciolo di stoppa. – Oh, Fatina mia! – esclamò . – Se ho sognato anche questo, vuol dire che sei ancora malata e giaci nel letto di uno spedale!
Pianse come una fontana, tanto da non aver bisogno di lavarsi il viso quella mattina. Riasciugatosi infine i lucciconi vide che Geppetto dormiva ancora. – Anche stamani anderò a lavorare, – pensò. – il mi’ babbo è ancora debole e finché non si sarà rimesso lavorerò per due.
Si avviò di buon’ora dall’Ortolano Giango e si mise subito al lavoro. Se ben ricordate, cari ragazzi, Pinocchio per avere un bicchiere di latte da portare al vecchio genitore, doveva tirare col bindolo almeno cento secchie d’acqua.

Tornato a casa, vide che il suo babbo era in piedi a sbrigare delle faccenduole quotidiane. – Che fate fuori dal letto?-domandò il burattino, preoccupato alquanto per la salute malferma del suo babbo.

Geppetto rispose di sentirsi meglio. – Credo che lavorare mi gioverebbe molto – aggiunse. – Chi non è avvezzo all’ozio, trova una buona medicina nel lavoro e soprattutto nella cucina. Ho le tasche piene d’aria e il sacco che reclama giustizia.

Contento che il suo genitore fosse tornato in salute, Pinocchio finalmente ritrovò il buonumore. Preparò il pranzo di mezzodì, nel pomeriggio costruì col giunco tre canestri e due panieri, verso il tramonto si esercitò a scrivere a lume di candela. Quando fu di nuovo giorno, attese impazientemente l’ora dell’appuntamento con la lumaca, la quale aveva da riferirgli delle condizioni di salute della Fata. La lenta ambasciatrice questa volta non si fece attendere molto: solo cinque ore di ritardo! Non appena Pinocchio intravide le due antennine che spuntavano da dietro un cespuglio, si precipitò e disse:

  • Presto, lumachina, dammi delle buone notizie!

La bestiolina arrivò tutta trafelata, come inseguita da una sciagura, con la lingua impastata e le parole che non sembravano intenzionate a venir
———-

Il re abbracciò i suoi cari e disse: “Ero solo e triste, quindi povero quanto il più povero dei miei sudditi. Ora che ho voi accanto, finalmente sono re. Perchè si è veramente re solo quando c’è ricchezza d’amore nei cuori!”

C’era una volta…

“Un re!” diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno che forse divenne re!

Firenze, 21 Ottobre 1890

C.Collodi (firma)

 

Pubblicato in Biografia, Carlo Lorenzini, Le avventure di Pinocchio, Opere di Carlo Collodi

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